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Non soltanto pensioni tra ultime novità e notizie sembra che vengano cancellate taglio tasse,riordino bonus fiscali e taglio spese

Le misure annunciate per la prossima Manovra Finanziaria potrebbero saltare e le novità essere minime: cosa è cambiato e ultimi dati




Le ultime notizie sulle ipotesi di lavoro del governo confermano che tutto potrebbe saltare, insieme alle novità pensioni flessibili, di cui si discute da mesi, come piano di quota 100, mini pensione, contributivo e anche nuova soluzione ibrida Renzi-Boeri, anche tutte le altre misure annnciate per la prossima Manovra Finanziaria, o comunque potrebbero essere ridimensionate. E i dati recenti riportano una scarsa disponibilità di fondi anche per quei cambiamenti minimi che sembravano possibili, dalla proroga del contributivo donna, seppur con requisiti rivisti dal prossimo 2016, al pensionamento anticipato per gli uomini over 62 che sono rimasti senza lavoro. A bloccare le modifiche sulle pensioni, da sempre, i tecnici del Tesoro, nonostante le recenti aperture.

Sono, infatti, chiari i dati dell’ultimo Rapporto del Tesoro, secondo cui,dopo un’iniziale fase di crescita, dovuta alla recessione economica proseguita nel 2014, in relazione al Pil la spesa pensionistica toccherebbe il 15% nel 2027. Le previsioni parlano poi di una possibile crescita fino al 2044 dove il rapporto spesa/Pil arriverebbe al 15,5%, per poi calare notevolmente, raggiungendo il 14,9% nel 2050 e il 13,7% nel 2060. Si tratta di numeri che mettono bene in evidenza le difficoltà di approvare novità pensioni nel breve periodo. A queste difficoltà si aggiunge anche il fatto che non sia il minimo accenno a modifiche pensionistiche nemmeno nel nuovo Def rivisto.

Anche il piano di taglio della tasse tanto promesso potrebbe saltare ed essere rimandato al 2017, per quanto riguarda l’Ires, e al 2018, per l’Irpef. Lo stesso presidente del Consiglio ha confermato i tempi di questo piano di lavoro, spiegando che nel 2016 saranno cancellate Imu e Tasi, e poi “nel 2017 penseremo all'Ires e nel 2018 all'Irpef”. Inoltre, c’è da considerare che la revisione del nuovo Def ha chiaramente riportato un netto ridimensionamento dei tagli alla spesa pubblica previsti nella iniziale versione della spending review.

Si tratta di tagli a bonus, detrazioni e agevolazioni fiscali, nonché agli sprechi, appunto, della spesa pubblica che sono stati dimezzati, il che significa minori possibilità di recuperare risorse importanti per successivi investimenti in ulteriori misure. In particolare, la riduzione dei costi per beni e servizi, inizialmente stimata in 3,5 miliardi, sarà in realtà la metà; i tagli agevolazioni fiscali sembrano dimenticati e lo stesso vale per il piano di chiusura di un migliaio di partecipate e di taglio delle poltrone inutili.

Secondo un'analisi del del Centro studi di Unimpresa che ha preso in esame le tabelle della nota di aggiornamento del Def, il bilancio statale non sarà assolutamente tagliato e, anzi, nei prossimi 5 anni crescerà di quasi 40 miliardi di euro con un'impennata del 4,82%; le uscite passeranno dagli 826 miliardi del 2014 agli 866 miliardi del 2019; e gli investimenti pubblici rimarranno stabili attorno ai 60 miliardi l'anno con un calo complessivo di 1,1 miliardi mentre aumenteranno le entrate, con il gettito fiscale in aumento di 107 miliardi dal 2015 al 2019 (+13,84%).

Non si tratta di numeri che fanno certo capire le intenzioni del governo di voler effettivamente tagliare spese considerate inutili in modo da poter investire le risorse accumulate in misure più urgenti, proprio come le pensioni.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il