Fabbriche in Italia chiuse per mancanza di acqua in caso di siccità ?

Si sono delineate alcune possibili strategie di mitigazione dei danni, che dovrebbero scaricare il peso dell'emergenza su industria e agricoltura, lasciando salve le utenze domestiche



L'acqua serve per irrigare i campi e per raffreddare la macchine, oltre che per berla, lavarsi e farci del turismo.
Di acqua ne abbiamo meno del solito. Si sapeva da mesi che avremmo avuto questo problema, ma adesso e' un fatto certo e misurato, per cui ora la chiamano emergenza.

Si e' riunito al Ministero dello Sviluppo Economico il tavolo tecnico che dovrebbe gestire la situazione, composto da Ministero dello Sviluppo economico e Ministero dell'Ambiente, Terna, Protezione Civile, Autorità per l'Energia elettrica e il Gas, Regioni maggiormente interessate e Autorità bacino del Po. Si sono delineate alcune possibili strategie di mitigazione dei danni, che dovrebbero scaricare il peso dell'emergenza su industria e agricoltura, lasciando salve le utenze domestiche.

Il piano prevede varie azioni, ma si spera sempre nella pioggia, perché agire costa tempo, soldi e fatica, mentre sperare e' gratis:

  • una forte azione di coordinamento tra tutti i soggetti coinvolti nel tavolo di lavoro;

  • un aumento della potenza interrompibile di 1.000 MW e certezza sulla disponibilità effettiva dei 3.100 MW già esistenti;

  • prenotazione di 2.000 MW dai fornitori esteri;

  • accelerazione dei programmi di riduzione dei consumi elettrici

  • innalzamento della produzione di elettricità da centrali convenzionali

  • adozione di soluzioni temporanee idonee a permettere il funzionamento delle centrali elettriche che utilizzano le acque del Po anche in presenza di bassi livelli.

Su La Stampa vanno giù duri contro l'agricoltura, sia per il fatto che si coltivano cose che richiedono più acqua rispetto al passato (ortaggi invece di grano), sia per l'irrigazione sprecona: “l’acqua in agricoltura costa troppo poco perché qualcuno si ingegni a usarla parsimoniosamente e perché ci si orienti verso l’uso di acque di recupero debitamente chiarificate e purificate”.

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di Chiara Compagnucci Fonte: pubblicato il