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Sono già in vigore alcune forme di staffetta generazionale nell'ambito del Jobs Act che possono fare coppia con le novità sulle pensioni.




Bisogna guardare al Jobs Act per scoprire come esistano già precise disposizioni per favorire il ritiro dal lavoro qualche anno prima rispetto alla tabella di marcia. Mentre si resta in attesa di novità sulle pensioni per rilanciare la staffetta generazionale, ecco le ultime notizie sulle politiche del lavoro riservano una sorpresa. Nel dettaglio, il decreto legislativo 148 del 2015 di muove lungo due binari ben precisi: la possibilità di lavorare part time e quella di farsi corrispondere parte dell'assegno previdenziale per pareggiare la riduzione dello stipendio. Non tutti possono usufruire di questa opportunità, ma solo i dipendenti che hanno almeno 20 anni di contributi e a cui mancano due anni per il raggiungimento del requisito anagrafico.

La misura si applica nell'ambito di un contratto di solidarietà espansivo. Più precisamente, nel caso in cui, al fine di incrementare gli organici, i contratti collettivi aziendali prevedano una riduzione stabile dell'orario di lavoro e la contestuale assunzione a tempo indeterminato di nuovo personale, ai datori di lavoro è concesso, per ogni dipendente assunto e per ogni mensilità di retribuzione, un contributo a carico della Gestione degli interventi assistenziali e di sostegno alle gestioni previdenziali istituita presso l'Inps, pari al 15% della retribuzione lorda per i primi 12 mesi mentre per ciascuno dei due anni successivi è rispettivamente ridotto al 10 e al 5%.

E ancora: in sostituzione del contributo per i lavoratori di età compresa tra i 15 e i 29 anni e per i primi tre anni, la quota di contribuzione a carico del datore di Lavoro è dovuta in misura corrispondente a quella prevista per gli apprendisti. Non beneficiano delle agevolazioni i datori di lavoro che, nei dodici mesi antecedenti le assunzioni, abbiano proceduto a riduzioni di personale ovvero a sospensioni di lavoro in regime di cassa integrazione guadagni straordinaria. Le assunzioni operate dal datore di lavoro in forza dei contratti collettivi non devono determinare nelle unità produttive interessate dalla riduzione dell'orario una riduzione della percentuale della manodopera femminile rispetto a quella maschile.

Ai lavoratori delle imprese nelle quali siano stati stipulati i contratti collettivi e con una età inferiore a quella prevista per la pensione di vecchiaia di non più di 24 mesi e con il possesso dei requisiti minimi di contribuzione per la pensione di vecchiaia, spetta il trattamento di pensione nel caso in cui abbiano accettato di svolgere una prestazione di lavoro di durata non superiore alla metà dell'orario di lavoro praticato prima della riduzione. Ma solo a condizione che la trasformazione del rapporto avvenga entro un anno dalla data di stipulazione del contratto collettivo e in forza di clausole che prevedano, in corrispondenza alla maggiore riduzione di orario, un ulteriore incremento dell'occupazione.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il