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Pensioni novità cambiati in manovra finanziaria gli obiettivi, anche se secondo ultime notizie non sono citate le pensioni

Ancora nessun riferimento a novità pensioni nella prossima Manovra Finanziaria: Renzi si concentra su taglio Ires e Canone Rai




Dopo la revisione del Def, in cui non c’è alcun riferimento a novità pensioni da inserire nella prossima Manovra Finanziaria, dopo le ultime notizie sulla nuova strategia di lavoro del premier Renzi che più che concentrarsi su modifiche pensionistiche ha preferito puntare l’attenzione su nuovo piano di sostegno per le famiglie in difficoltà e nuovo piano di taglio delle tasse per imprese e famiglie, ulteriori conferme di un possibile nulla di fatto per le pensioni nel breve periodo arrivano dalle ultime priorità definite da inserire nella Manovra ormai prossima ad essere presentata. Mancano, infatti, solo dieci giorni alla sua presentazione ufficiale, in programma il 15 ottobre.

Le nuove intenzioni di lavoro di Renzi prevedono infatti un taglio dell'Ires per tutte le imprese e non soltanto per quelle del Sud a partire già dal 2016 e non più dal 2017 come inizialmente previsto e un taglio del valore di pagamento del Canone Rai, che dal 2016 potrebbe scendere da 113 a 100 euro ed essere inserito nella bolletta elettrica. Ancora nulla sulle pensioni. E se Ires e Canone Rai saranno diminuiti, le risorse economiche ancora disponibili saranno traghettate verso queste opzioni togliendo dunque possibilità di cambiamento alle pensioni.

Ricordiamo che per agire sulle pensioni potrebbero bastare 4 miliardi di euro, somma richiesta sia per un’eventuale assegno universale, seppur limitati, sia per la proroga del contributivo donna che, come da settimane si dice, nonostante discussioni e dibattiti degli ultimi giorni potrebbe effettivamente essere l’unica novità pensioni da approvare nel breve periodo che rappresenterebbe una sorta di contentino da parte di Renzi stesso sia per i partiti politici che per l’elettorato, giustificazione alle tante affermazioni fatte finora sulle pensioni per dimostrare che qualcosa di concreto è stato effettivamente fatto.

Se, però, dovesse essere approvato, cambierebbero i requisiti a partire dal 2016, quando per andare in pensione prima le donne lavoratrici dovranno raggiungere 62, 63 anni e non più 57 anni le statali e 58 le autonome, sempre con 35 anni di contributi, ma con la pensione non più calcolata con sistema contributivo e tagli del 25, 30% ma con una penalizzazione del 3, 3,5% per ogni anno che si va in pensione prima.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il