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Pensioni novità e ultime notizie cambiamenti piani attuali e differenze quota 101, quota 100, quota 41 rispetto originari

Continuano a cambiare i piani di lavoro sulle pensioni anche non c’è alcuna conferma di novità imminenti nella prossima Manovra Finanziaria: cosa aspettarsi




Continuano a cambiare i piani di lavoro sulle pensioni anche se le novità effettive di modifica dell’attuale legge in vista della Manovra Finanziaria che sarà presentata il 15 ottobre sono nulle. Secondo le ultime notizie, se qualche cambiamento ci sarà, si tratterà di cambiamenti minimi, come la proroga del contributivo donna ma con nuovi requisiti di uscita a partire dal 2016 o l’assegno universale ma limitato solo a famiglie numerose ed effettivamente costrette a vivere in difficoltà economiche. Gli attuali piani al vaglio per uscite anticipate per tutti sono comunque spinti dalla Commissione Lavoro, che ha presentato un nuovo testo che riunisce le ipotesi di uscita con quota 100 e che attende pareri dai Ministeri competenti.

Se, però, qualcosa dovesse effettivamente passere, si tratterebbe di nuove norme rispetto a quelle finora discusse: sembra infatti difficile che vengano approvati piani di quota 100, data dalla somma di età anagrafica e contributiva e con penalizzazioni minime, o quota 101, e 101, presentato dalla Cigl, per andare in pensione con 41 anni di contributi per tutti e 60 anni di età. Difficile anche che passi la proposta di Damiano di quota 41, vale a dire di pensionamento con 41 anni di contributi per tutti, indipendentemente dall’età anagrafica, proposta che potrebbe essere vantaggiosa soprattutto per i lavoratori precoci che hanno iniziato a lavorare sin da giovanissimi.
 
Potrebbe essere, infatti, un piano di lavoro giusto e capace di garantire equità per tutti, ma l’unica possibile novità che potrebbe essere approvata è la nuova legge ibrida Renzi-Boeri che, ponendosi come una combinazione dei sistemi di quota 100, mini pensione e contributivo, sembrerebbe mettere tutti d’accordo e sarebbe anche a costo zero lo Stato perché completamente a carico dei cittadini. Si tratta di un meccanismo che prevede la possibilità di uscire a 62, 63 anni con penalizzazioni del 3% per ogni anno di anticipo in cui si va in pensione, fino ad un massimo del 12%.

Questa decurtazione sarebbe però alleggerita dall’erogazione di una mini pensione che, essendo un prestito, dovrà essere restituita dal lavoratore una volta maturati i normali requisiti pensionistici richiesti, quando inizierà a ricevere la sua pensione finale che sarà calcolata esclusivamente sulla base dei contributi versati durante la propria attività lavorativa.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il