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Dal primo gennaio entrano in vigore i nuovi requisiti più restrittivi per andare in pensione. Secondo le ultime notizie i cambiamenti si allontano.




Il traguardo delle pensioni si allontana per tutti i lavoratori in attività e senza l'introduzione di reali novità, la situazione continuerà a essere sempre più ingessati. Da una parte c'è chi non riesce a congedarsi pur volendo, dall'altra c'è un tasso di disoccupazione giovanile che ha superato la soglia del 40%. Per quanto riguarda le lavoratrici dipendenti settore privato, fino al 31 dicembre 2015 occorrono 63 anni e 9 mesi, ma dal 1° gennaio 2016 al 31 dicembre 2017 serviranno 65 anni e 3 mesi, dal 1° gennaio 2018 al 31 dicembre 2020 66 anni e 3 mesi. Per le lavoratrici autonome e gestione separata fino al 31 dicembre 2015 sono necessari 64 anni e 9 mesi, dal 1° gennaio 2016 al 31 dicembre 2017 65 anni e 9 mesi, dal 1° gennaio 2018 al 31 dicembre 2020 66 anni e 3 mesi.

Per i lavoratori dipendenti e le lavoratrici dipendenti settore pubblico, fino al 31 dicembre 2015 servono 66 anni e 3 mesi, dal 1° gennaio 2016 al 31 dicembre 2020 66 anni e 3 mesi. Infine per i lavoratori autonomi e gestione separata fino al 31 dicembre 2015 66 anni e 3 mesi, dal 1° gennaio 2016 al 31 dicembre 2020 66 anni e 3 mesi.

Sono tante le proposte di cambiamento che non hanno trovato seguito per assenza di coperture economiche. Sono rimaste lettera morta la soluzione ibrida Renzi-Boeri, l'applicazione di quota 100 come somma dell'età anagrafica e degli anni contributivi da raggiungere per andare in pensione; l'introduzione delle mini pensioni per consentire il ritiro dal lavoro degli over 55 disoccupati e senza sostegni al reddito; l'estensione a tutti i lavoratori del calcolo dell'assegno con il sistema contributivo così da permettere l'uscita con qualche anno di anticipo rispetto ai requisiti previsti nell'attuale legge previdenziale; il ricambio generazionale; l'andata in pensione a 62 anni con 35 anni di contributi e penalizzazione massima dell'8%.

In questo contesto la luce viene accesa dall'Istat, secondo cui l'economia italiana è sulla via del rafforzamento. L'Istituto di statistica riassume così il trend in crescita dell'Italia negli ultimi mesi e vede rosa anche per il futuro. L'indicatore anticipatore ha segnato a luglio un ulteriore aumento, viene spiegato nella nota mensile, suggerendo una evoluzione positiva per l'economia anche nei prossimi mesi. Favorevoli appaiono, in particolare, gli andamenti dei consumi e del mercato del lavoro. Quanto ai consumi, l'Istat ricorda che i segnali di miglioramento sono destinati a proseguire nei prossimi mesi. Anche perché le indicazioni provenienti dal clima di fiducia delle famiglie, hanno ottenuto risultati favorevoli negli ultimi tre mesi. E anche l'evoluzione del mercato del lavoro, conclude l'Istat, si conferma positiva.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il