BusinessOnline - Il portale per i decision maker








Pensioni novità e ultime notizie Europa contro tutti i cambiamenti in un rapporto ufficiale. Paradossale visto le altre nazioni

Il sistema previdenziale italiano risulta tra i più rigidi d’Europa eppure Ue non sostiene cambiamenti flessibili: nuovo studio e confronto con altri Paesi europei




Il sistema previdenziale italiano risulta tra i più rigidi d’Europa e, come spiegato mesi fa dal ministro dell’Economia Padoan, è proprio questa rigidità che ha permesso, in un momento di forte crisi come quella che l’Italia sta ancora vivendo, di mantenere una sostenibilità finanziaria. Eppure le ultime notizie confermano la necessità di rendere i requisiti di accesso alla pensione più flessibili, come del resto è stato già fatto in altre nazioni, come Germani e Francia.

Le novità in Germania sono state approvate, ed entrate in vigore, la scorsa estate, quando è stata abbassata l’età pensionabile per tutti, portandola a 63 anni. Sull’esempio del governo tedesco, anche la Francia ha deciso di modificare il suo sistema previdenziale, aumentando le pensioni minime di circa 40 euro, non tantissimo, certo, ma un primo passo per dimostrare l’intenzione di cambiamento e per adeguare le pensioni basse al livello del costo della vita.

A confermare la rigidità del sistema previdenziale un dossier del Servizio Studi della Camera dei deputati che ha messo a confronto la legislazione nazionale e quella di altri 30 Paesi europei: ciò che emerge è che nel 2050 in Italia si andrà in pensione quasi a 70 anni, precisamente a 69 anni e 9 mesi di età, soglia decisamente inimmaginabile negli altri 30 Stati considerati. Questa soglia è il risultato della norma della legge pensioni attuale che prevede scatti ogni due anni in base all’adeguamento all’aspettativa di vita Istat.

In Germania, invece, con il nuovo sistema pensionistico a regime, si andrà in pensione a 67 anni e chi ha maturato almeno 45 anni di contributi obbligatori l’età scende a 65 anni. Anche in Islanda e in Spagna i lavoratori con meno di 38 anni e 6 mesi di contributi possono andare in pensione a 67 anni, e superata la soglia detta di contribuzione si può uscire a 65 anni, ma dal 2027 ci vorranno 67 anni per tutti.

Ancora più bassa l’età di uscita in Irlanda, a 66 anni il requisito di età, e nel Regno Unito, dove la soglia di uscita è fissata a 65 anni per gli uomini, entro il 2018 scatterà anche per le donne (per le lavoratrici, fino al 2010, era di 60 anni), e nel 2020 arriverà a 66 anni per tutti. Si va in pensione a 65 anni, invece, in Paesi come Austria, Svizzera, Belgio, Croazia, Danimarca, Lettonia, Estonia, Lituania, Bulgaria, Polonia, Romania, Ungheria, Polonia.

Nonostante la rigidità e la chiara necessità di modifiche flessibili, secondo un nuovo studio dell'Unione europea in futuro per percepire una pensione dignitosa sarà sempre più importante avere una carriera lavorativa senza interruzioni con 40-45 anni di contribuzione. In particolare, secondo la relazione, le politiche nazionali per l'occupazione dovrebbero offrire ai lavoratori più anziani maggiori possibilità di lavorare più a lungo visto che per percepire una pensione dignitosa in futuro bisognerà raggiungere 45 anni di contributi. Dallo studio emerge, inoltre, che nel 2012 solo la metà circa dei lavoratori andati in pensione aveva raggiunto l'età indicata per legge.

Ti è piaciuto questo articolo?




Commenta la notizia



Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il