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Riforma pensioni sostenuta da nuove statistiche e dati che indicano italiani sempre più vecchi al lavoro

Le ultime notizie sullo stato delle pensioni in Italia e delle situazioni lavorative dei giovani confermano la necessità di revisione dei sistemi attuali: quali le novità possibili?




Le ultime notizie sullo stato delle pensioni in Italia e delle situazioni lavorative dei giovani confermano la necessità di revisione dei sistemi attuali per l’elaborazione di novità che riescano a rendere più flessibile il sistema pensionistico e più competitivo il mondo del lavoro. L’urgenza, come tra un po’ dimostreremo, è quella di mette a punto cambiamenti volti al rilancio dell’occupazione giovanile, ancora troppo bassa in Italia come dimostrano i recenti dati e collegati alle pensioni.

Secondo i dati diffusi dal Ministero dell'Economia sull’età di impiego degli statali, i dipendenti pubblici in Italia i giovani fra i 20 e i 29 anni sono appena il 3,2% del totale, mentre nel civil service britannico arrivano al 9%. Nella fascia dei dipendenti fino ai 34 anni di età lo Stato italiano, nel 2013 aveva appena l’8,4% del personale, la Germania il 22,9% e la Francia il 26,7% e, inoltre, in questi due Paesi il 5% degli statali ha meno di 25 anni, in Italia appena lo 0,8%. Passando alla fascia di funzionari di 50 anni e più, in Italia 2013 erano quasi 1,6 milioni, appena meno della metà dell’intero apparato statale, mentre in Francia i cinquantenni e oltre sono meno di un terzo, e sono molto meno della metà in Germania e Gran Bretagna. Sempre più 'vecchio' anche il personale della scuola italiana, tra i più anziani d'Europa.

Nonostante un andamento altalenante, poi, continua a crescere la disoccupazione in Italia: secondo l’Istat, nel mese di agosto, il tasso di disoccupazione tra coloro che hanno tra i 15 e i 24 anni è tornato a salire, pur attestandosi su un livello di 2,3 punti più basso rispetto all’agosto 2014. Emerge, dunque, chiaramente la necessità di intervenire con modifiche che puntino ad aumentare la produttività e a far diminuire la disoccupazione, rendendo più flessibile l’uscita dal lavoro e svecchiando, di conseguenza, i diversi comparti di lavoro in Italia.

Non a caso, infatti, anche Confindustria si era detta favorevole a modifiche pensionistiche per abbassare l’età di uscita dal lavoro, anche se poi ha fatto un passo indietro appoggiando il nuovo piano di lavoro di taglio delle tasse annunciato dal premier Renzi. E proprio Renzi e il ministro della P.A., tempo fa, proprio perché ben consapevoli dell’invecchiamento della popolazione lavorativa in Italia, in occasione della primissima versione della riforma della P.A. avevano parlato di meccanismi di uscita flessibile per svecchiare innanzitutto la pubblica amministrazione e aumentare la produttività con l’uso di nuove tecnologie che sono decisamente appannaggio delle nuove generazioni. Ma ogni sistema in tal senso, finora, è stato sempre bloccato dai tecnici del Tesoro e si attendono ancora ulteriori evoluzioni.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il