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Riforma pensioni, tutti i dati economici indicano che quota 100, quota 41, quota 101 sono realizzabili. Manca volontà

Migliora la situazione economica di Italia come dimostrano gli ultimi dati ma ancora non si lavora concretamente su alcuna novità pensioni




Le ultime notizie sull’andamento dell’economia italiana confermano un miglioramento della fiducia di imprese e consumatori nel mese di settembre: secondo le novità Istat, infatti, l'indice del clima di fiducia dei consumatori aumenta a 112,7 da 109,3 di agosto, mentre l'indice composito del clima di fiducia delle imprese (Iesi), sale a 106,2 da 103,9 e mostra progressi in tutti i settori. Migliorano anche i giudizi e le attese dei consumatori sull'attuale situazione economica del Paese: molti ritengono ‘migliorata’ l'economia italiana (al 19,2% dal 15,5%) e diminuiscono quelli che la giudicano ‘peggiorata’ e ‘molto peggiorata’. E sale anche la fiducia delle imprese.

In particolare, nel settore manifatturiero, l'indice sale a 104,2 da 102,7, in quello delle costruzioni a 123,3 da 119,5, in quello dei servizi di mercato a 112,2 da 110,0 e in quello del commercio al dettaglio (a 108,8 da 107,8). Cala poi anche il debito pubblico: a luglio, infatti, il debito delle amministrazioni pubbliche è calato di 4,5 miliardi, su base mensile, a 2.199,2 miliardi di euro (2.203,6 miliardi a giugno) secondo Bankitalia.

Inoltre a luglio le entrate tributarie, contabilizzate nel bilancio dello Stato, sono state pari a 37,8 miliardi a differenza dello stesso mese dello scorso anno quando erano pari a 35,9 miliardi. Si tratta di un quadro che potrebbe indicare la possibilità di cambiare le pensioni, visto che da sempre si dice che modifiche pensionistiche sarebbero state possibili solo se l’economia italiana fosse migliorata in maniera costante. Lo stesso ministro dell’Economia ha sempre detto che fattore determinante per novità pensioni avrebbe potuto essere il Pil in aumento.

Ma ora che questa situazione ideale sembra essersi finalmente delineata si continua a non far nulla per le pensioni, segno che probabilmente vi sono altre priorità da attuare, come il taglio delle tasse. Il premier Renzi infatti dopo aver annunciato l’intenzione di cancellare Imu e Tasi a partire dal prossimo 2016, ha anche parlato della possibilità di eliminazione dell’Ires per tutte le imprese sempre dal 2016 e non più dal 2017. Si tratta tuttavia di un piano che, come sostenuto anche dall’Europa, non porterebbe benefici diretti come quelli che invece porterebbero tagli del costo del lavoro e modifiche flessibili per le pensioni che sosterebbero non soltanto il ricambio generazionale, innescando una spirale positiva di rilancio dell’occupazione, della produttività e quindi dell’economia in generale, ma anche possibilità di accumulare risparmi nel lungo periodo.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il