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Pensioni novità chi prima favorevole appoggia Renzi rinvio mini pensioni, quota 100, riforma stipendi PA: ultime venerdì oggi

In parte a sorpresa importanti esponenti finora favorevoli alle novità preferiscono rimandare tutto. Una novità dell'ultima ora, una ultimissima notizia che ha varie ragioni.




AGGIORNAMENTO: Chi prima sosteneva le novità sulle pensioni da apportare nel brevissimo, cambia idea anche in parte a sorpresa vista la situazione attuale oggi venerdì 9 ottobre  e le ultimissime notizie dove non ci sono soldi per camabiamenti e nessun cambiamento sembra davvero incisivo e senza problemi. Ed è questa la novità dell'ultima ora che esponenti come Boeri hanno affermato pubblicamente che è meglio attendere per cambiamenti importanti ed uiversali validi per tutti non farne di limitati che creerebero solo più previlegi ad alcune categorie. E dello stesso avviso anche Damiano che vorrebbe inserire in manovra solo le questioni più urgenti come contributivo donna, che, però, numeri alla mano faranno grandi difficoltà ad entrare. Ed entrambi consigliano questo slittamento allo stesso Renzi e Poletti, mentre Padoan sembra già deciso verso questa intenzione.

Ad oggi venerdì 9 ottobre 2015 non è stato deciso se e quali novità introdurre nelle pensioni anche considerando i piani modificati di quota 100, quota 101 e quota 41 (oltre alle mini pensione) considerando anche che le ultime notizie non inducono all'ottimismo.

Pensioni. Quello delle pensioni continua a rimanere un rebus senza soluzione. Stando ai più ottimisti, nella prossima manovra finanziaria, troveranno spazio solo le novità relative alla proroga del contributivo donna oltre il 31 dicembre di quest'anno e una forma di sostegno al reddito per i più bisognosi. Secondo le ultime notizie, invece, anche queste misure sono a rischio e resteranno chiuse in un cassetto, così come sta accadendo con le varie ipotesi di applicazione di quota 100, introduzione delle mini pensioni, legge ibrida Renzi-Boeri che prevede la compensazione delle penalizzazioni per chi si ritira in anticipo con una sorta di prestito statale da restituire, o ricalcolo dell'assegno previdenziale per tutti con il metodo contributivo.

Solo fino a qualche giorno fa, i tecnici dell'Inps e quelli dei Ministeri del Lavoro e dell'Economia stavano valutando a quali condizioni concedere maggiore flessibilità nella scelta del congedo dal lavoro ovvero quale riduzione nell'importo dell'assegno. L'ipotesi su cui sembrava esserci maggiore convergenza prevedeva un taglio di circa il 3-4%, a patto che il lavoratore avesse raggiunto 35 anni di contribuzioni, così da assicurarsi una pensione dignitosa. Per ragioni economiche, tutti i piani prospettati sembrano cadere nel vuoto in vista della scadenza del 15 ottobre, giorno di presentazione della manovra finanziaria.

Riforma Agenda Digitale. Il governo spinge sulla banda ultralarga cercando di sbloccare tutti i fondi necessari, circa 12 miliardi di euro, con in coinvolgimento di grandi aziende come Enel. In ballo ci sono 10 milioni di italiani, 800 comuni, oltre 400 ospedali, 2.000 scuole, 5.000 sedi della pubblica amministrazione. L'intenzione è infatti di portare Internet in ultrabroadband ad almeno 100 Mbps per almeno il 50% della popolazione come utente, con un 100% dei cittadini che abbiano la copertura a 30 Mbps, ma dandosi come obiettivo del piano il raggiungimento dei 100 Mbps fino all’85% dei cittadini.

Laurea giurisprudenza. Approderà domani sul tavolo del Ministero dell'Istruzione la riforma del percorso di laurea in giurisprudenza. I percorsi individuati sono due. C'è quello del 3+2 con riduzione del numero dei crediti formativi e maggiore personalizzazione concessa agli studenti in relazione alle materie e alle reali esigenze del mercato. E c'è il 4+1 per l'iscrizione agli albi professionali di avvocati e notai. In buona sostanza, dopo il quadriennio, il laurendo potrà optare fra le specializzazione e svolgere 6 dei 18 mesi di praticantato.

Riforma medicinali. C'è il no della Camera dei deputati alla proposta di liberalizzare i farmaci con ricetta, quelle di fascia C, ma non a carico del servizio sanitario nazionale, ovvero di permetterne la vendita fuori dal circuito delle farmacie e dunque nelle parafarmacie e nei supermercati. La decisione ha fatto infuriare la Federazione nazionale parafarmacie italiane che ha additato il governo come schiacciato sulle lobby dei farmacisti titolari. Già nei giorni scorsi, Beatrice Lorenzin, ministro della Salute, si era detta favorevole a questo indirizzo.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il