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Pensioni novità e ultime notizie fondo solidarietà mal fatto e inutile preferito a quota 100, mini pensione, contributivo

Nuovo fondo povertà preferito a modifiche flessibili per le pensioni: vantaggi dei piani di prepensionamento e come funzionerebbe il nuovo bonus




Piani di quota 100, mini pensione, contributivo, staffetta generazionale per modificare le pensioni rendendo i requisiti di uscita più flessibile per tutti sostituite da ulteriori novità dal governo. Le ultime notizie si riferiscono, infatti, all’intenzione dell’esecutivo di istituire un fondo povertà che probabilmente non porterebbe alcun beneficio così come strutturato. Prevederebbe, infatti, un bonus da 80-120 euro per ogni membro delle famiglie indigenti, i beneficiari sarebbero i nuclei familiari con un Isee di 3mila euro annui. Il bonus sarebbe però di una cifra decisamente bassa per risolvere i problemi delle famiglie in difficoltà.

Sarebbe stato meglio il decreto previdenza di Renzi, con la divisione di spesa assistenziale e spesa prettamente previdenziale e interventi anche negativi, come tagli su baby pensioni, pensioni di reversibilità, invalidità, guerra, per un’equa redistribuzione delle risorse. Agire sulle pensioni garantendo maggiore flessibilità porterebbe ben più vantaggi, dal rilancio dell’occupazione giovanile, a quello della produttività, all’aumento dei consumi interni, sia da parte dei giovani, che assunti avrebbero soldi a disposizione, sia per i lavoratori più anziani che potrebbero usare i soldi dando nuova spinta ai consumi.  

Il fondo povertà sarebbe,dunque,un intervento relativo rispetto a quello sulle pensioni che, essendo tra l’altro a costo zero, così come richiesto dai tecnici del Tesoro e dallo stesso ministro dell’Economia, non richiederebbero risorse ulteriori allo Stato. Dal piano di quota 100, infatti, al contributivo, alla mini pensione, alla staffetta generazionale, si tratta di meccanismi di uscita anticipata che prevedono tutti penalizzazioni a carico del lavoratore che decide di andare in pensione prima.

A questo punto, visto che nulla in tal senso ci sarà nella Manovra Finanziaria, è possibile che si torni a lavorare sulle pensioni in tempi e differenti: o con un decreto legge Renzi in cui affrontare la questione a 360 gradi tra divisione di previdenza e assistenza e interventi negativi, o con una legge parlamentare che, però, richiederebbe tempi lunghissimi, o con una legge delega, per cui il governo lavorerebbe esattamente come già fatto con riforma della P.A. e del Lavoro, formulando piani di lavoro condivisi e in tempi relativamente brevi.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il