BusinessOnline - Il portale per i decision maker








Pensioni novità e ultime notizie paradossalmente nulla va bene tra tre tipologie quota 100, mini pensioni e assegno universale.

Non ci sono ancora novità concrete di cambiamento per le norme pensioni attuali seppur si discute di diversi piani da tanto tempo: quali sono e cosa prevedono




Dopo due anni di governo Renzi e discussioni sulla questione pensioni, alle soglie della presentazione della Manovra Finanziaria del 15 ottobre, non ci sono ancora novità concrete di cambiamento per le norme attuali. Nonostante le ultime notizie sull’andamento dell’economia italiana siano positive, tra ripresa della fiducia di imprese e consumatori, calo del debito pubblico e Pil di nuovo in crescita, mancano indicazioni reali sulla possibilità di inserire piani pensioni nella Manovra. Eppure al vaglio del governo ve ne sono diversi e da diverso tempo.

Il più recente è il piano ibrido Renzi-Boeri che prevede la possibilità di andare in pensione a 62, 63 anni, con 35 anni di contributi e accettando un taglio del 3% per ogni anno di anticipo in cui si decide di lasciare il lavoro, fino ad un massimo del 12%. Questo taglio sarebbe alleggerito dall’erogazione di una mini pensione che, però, una volta maturati i normali requisiti di uscita, dovrà essere restituito come fosse un prestito. La pensione finale, poi, verrebbe calcolata esclusivamente con metodo contributivo.

Diverse anche le proposte per l’uscita con quota 100: da quella di Cesare Damiano, che dà la possibilità ai lavoratori di scegliere l’età di uscita dal lavoro, a 60 anni di età e 40 di contributi, 61 anni di età e 39 di contributi, 62 anni di età e 38 di contributi e così via, purchè il risultato di somma di età anagrafica e contributiva dia come risultato 100; a quella dell’onorevole Prataviera della Lega che prevede il raggiungimento di un minimo di 35 anni di contributi versati o di un'anzianità anagrafica di almeno 58 anni, con la possibilità, in via transitoria, di un periodo di tre anni di sospensione dell'adeguamento dei requisiti anagrafici e contributivi agli incrementi della speranza di vita.

Con questo meccanismo si potrebbe, dunque, scegliere di andare in pensione a 58 anni di età e 42 di contributi, a 59 anni di età e 41 di contributi, o con 35 anni di contributi e 65 anni di età, o con 36 anni di contributi e 64 di età, 37 di contributi e 63 di età, e così via. Diverse le proposte di uscita anticipata con mini pensione. Tre le elaborazioni principali: la mini pensione con staffetta generazionale per gli impiegati di aziende, la mini pensione erogata dall’Inps, per permettere l’uscita qualche anno prima rispetto alla soglia di 66 anni attualmente prevista, e la mini pensione, come già detto, prevista per alleggerire i tagli della proposta di pensione anticipata ibrida Renzi-Boeri.   

Per quanto riguarda staffetta generazionale e mini pensione, la proposta prevede la possibilità di passaggio al part time con pagamento iniziale dei contributi parzialmente a carico dell’azienda che, però, anticiperebbe solo i soldi al lavoratore. Una mini pensione, dunque, per permettere ai dipendenti d’azienda di andare in pensione prima. L’ipotesi prevede che azienda e lavoratore trovino un accordo per l'uscita anticipata. Per sostenere il ricambio generazionale a lavoro, con conseguente rilancio dell’occupazione giovanile, l’azienda pagherebbe i contributi al lavoratore che decide di passare al part time fino al raggiungimento dei normali requisiti di accesso alla pensione.

Ma la quota di pensione pagata dall’azienda dovrà poi essere restituita dal lavoratore, tramite l'Inps, con piccole decurtazioni mensili sull’assegno finale.

Anche per l’assegno universale ci sono diverse tipologie in discussione: mentre premier Renzi e ministro dell’Economia Padoan l’assegno universale dovrebbe essere modulato secondo il modello europeo per le famiglie in difficoltà, per il presidente dell’Inps Boeri dovrebbe essere erogato solo agli over 55 che perdono il lavoro ma non possono ancora andare in pensione; e il ministro del Lavoro Poletti pur sostenendo l’ipotesi di Boeri vorrebbe limitarlo solo a due anni e ai 55 disoccupati che però dimostrano di cercare concretamente un nuovo lavoro.

Potrebbe cambiare anche il contributivo donna: al vaglio vi sarebbe infatti una revisione per l’uscita anticipata delle donne. Dal 2016 per andare in pensione l’età delle donne potrebbe salire dai 57 anni per le statali e 58 per le autonome attuali, ai 62, 63 anni, mantenendo sempre i 35 anni di contributi e calcolando la propria pensione finale non più con sistema contributivo, e dunque accettando un taglio del 25, 30% sull’assegno, ma una penalizzazione del 3, 3,5% per ogni di anticipato in cui si lascia il lavoro.

Ti è piaciuto questo articolo?




Commenta la notizia



Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il