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Pensioni novità e ultime notizie quota 101, quota 41, quota 100 tra iter parlamentare e legge delega dopo no manovra finanziaria

Cosa prevedono i piani di uscita con quota 100, 101 e 41 e come potrebbe lavorare il governo: le ultime novità sulle pensioni




Prosegue la discussione sulle eventuali novità pensioni in vista della Manovra Finanziaria che sarà presentata giovedì prossimo 15 ottobre. Le ultime notizie si concentrano, però, su ulteriori piani di lavoro che piuttosto che concentrarsi sugli ormai noti sistemi di mini pensione, contributivo, staffetta generazionale, sulle ipotesi di uscita con quota 100, presentate in un testo unico dalla Commissione Lavoro, ma anche con quota 101 e 41, presentato dalla Cigl, per andare in pensione con 41 anni di contributi per tutti e 60 anni di età.

Sembra, tuttavia, piuttosto difficile che passi la proposta di quota 41, che chiede la possibilità di pensionamento con 41 anni di contributi per tutti, indipendentemente dall’età anagrafica, proposta che potrebbe essere vantaggiosa soprattutto per i lavoratori precoci che hanno iniziato a lavorare sin da giovanissimi e che riuscirebbe a garantire equità per tutti. Ma non basta. Tra le tante ipotesi, la più fattibile risulta ancora quella ibrida Renzi-Boeri che, ponendosi come una combinazione dei sistemi di quota 100, mini pensione e contributivo, sembrerebbe mettere tutti d’accordo essendo anche a costo zero  per lo Stato.

Questa proposta prevede un meccanismo di uscita a 62, 63 anni con penalizzazioni del 3% per ogni anno di anticipo in cui si va in pensione, fino ad un massimo del 12%. Questa decurtazione sarebbe però alleggerita dall’erogazione di una mini pensione che, essendo un prestito, dovrà essere restituita dal lavoratore una volta maturati i normali requisiti pensionistici richiesti, quando inizierà a ricevere la sua pensione finale che sarà calcolata esclusivamente sulla base dei contributi versati durante la propria attività lavorativa.

Le novità al vaglio potrebbero rientrare in una legge delega, come già accaduto con le nuove norme del Lavoro, con cui il governo si impegnerebbe a formulare le sue proposte in 6-12 mesi per poi farle approvare dal Parlamento o attraverso un iter parlamentare, nonostante i tempi lunghissimi che verrebbero richiesti, o con un decreto diretto.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il