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Pensioni novità e ultime notizie misure al momento previste in prima stesura Legge Stabilità quota 100, mini pensioni, staffetta

Giovedì prossimo 15 ottobre è il giorno tanto atteso della presentazione della nuova Manovra Finanziaria: quali novità pensioni aspettarsi e prospettive




Giovedì prossimo 15 ottobre è il giorno tanto atteso della presentazione della nuova Manovra Finanziaria: tra taglio delle tasse, cancellazione di Imu e Tasi dal 2016, novità possibili per il pagamento del Canone Rai, e per Ires e Irpef, la curiosità cresce anche per capire se ci saranno o meno i tanto auspicati cambiamenti per le pensioni. Al momento le ultime notizie non confermano nulla di buono. E dovrebbero essere ancora rimandati meccanismi che permetterebbero di rivedere i requisiti di accesso alla pensione, rendendoli meno rigidi rispetto ad oggi, dall’uscita con quota 100, alla mini pensione, alla staffetta generazionale, al contributivo. Ma tutto si potrebbe concludere con un nulla di fatto anche per l’assegno universale.

In vista di giovedì prossimo restano infatti ancora da definirne i dettagli: premier Renzi e ministro dell’Economia Padoan puntano a strutturalo sulla base del modello europeo, il presidente dell’Inps Boeri lo ha proposto per gli over 55 che perdono il lavoro ma non hanno ancora maturato i requisiti necessari per andare in pensione, e per il ministro del Lavoro Poletti dovrebbe essere erogato sì agli over 55 che perdono il lavoro ma solo per due anni e solo se dimostrano di essere alla concreta ricerca di un nuovo lavoro.

L’unica possibile novità di giovedì potrebbe essere la conferma della proroga del contributivo donna ma se fino a qualche settimana fa si trattava di una misura quasi sicura, oggi invece è piuttosto incerta. E si parla anche di nuovi requisiti dal 2016: dal prossimo anno, infatti, l’età di uscita dal lavoro delle donne potrebbe salire dai 57 anni per le statali e 58 per le autonome a 62, 63 per tutte ma sempre con 35 anni di contributi, e non con la pensione calcolata con sistema contributivo e tagli del 25, 30% sull’assegno finale ma con tagli del 3% per ogni anno di anticipo in cui si decide di lasciare il lavoro.

Considerando, però, che i 4 miliardi messi a disposizione eventualmente per questa novità servirebbero per la questione rimborsi ai pensionati, imposta dalla sentenza della Corte Costituzionale, e si parla di un nuovo fondo povertà che il governo vorrebbe istituire, come bonus da 80-120 euro per ogni membro delle famiglie indigenti, per i nuclei familiari con un Isee di 3mila euro annui, potrebbero non essere più disponibili fondi per il contributivo donna. Di certo c’è che rispetto al fondo povertà, ma anche all’assegno universale, cambiamenti flessibili sulle pensioni porterebbero decisamente più vantaggi.

Innanzitutto per un nuova spinta al mercato del lavoro, visto che i prepensionamenti permetterebbero di rilanciare l’occupazione giovanile, e poi per la possibilità di accumulare, nel lungo periodo, risparmi derivanti dalle penalizzazioni imposte ai lavoratori che decidono di andare in pensione prima con uno dei sistemi al vaglio del governo. Ma è bene abituarsi all’idea che nulla di tutto questo ci sarà quasi sicuramente nella nuova Manovra e si pensa a nuovi tempi e modalità di lavoro.    
    
Si potrebbe, infatti, procedere con un decreto legge Renzi in cui affrontare la questione della divisione di previdenza e assistenza e interventi negativi; o con una legge parlamentare che, però, richiederebbe tempi lunghissimi; o con una legge delega, con cui il governo formulerà piani di lavoro condivisi e in tempi relativamente brevi. Minoranza Pd e Commissione Lavoro sarebbero più orientati alla legge delega, che permetterebbe al governo di riunire tutte le proposte per formulare una soluzione condivisa nell’arco di 6-12 mesi.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il