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Pensioni novità e ultime notizie tante verità nel Def aggiornato appena approvato Camera e Senato

Mancano ancora novità pensioni nel Def e tutto è stato per l’ennesima volta rimandato: ma Def 2014 e 2015 sono gli stessi in riferimento alle pensioni. Nulla, a sorpresa, è realmente cambiato in un anno




Novità che spingono ancora verso una maggiore flessibilità in uscita per tutti ma ancora nessun cambiamento concreto. Il Parlamento ha dato il via libera alla Nota di aggiornamento al Def e al rinvio al 2018 del pareggio di bilancio e ha nuovamente impegnato il governo a prevedere soluzioni per garantire cambiamenti all’attuale legge pensioni. Resta, comunque, da risolvere il problema delle coperture e molto dipenderà anche dai risultati della spending review, notevolmente ridotta rispetto ai piani inizialmente previsti.

L’incredibile sorpresa è che le ultime notizie riportano la stessa risoluzione del Parlamento nei confronti del governo e leggendo i testi del Def del 2014 e di quello nuovo del 2015, si capisce chiaramente come nulla sia cambiato da un anno all’altro, segno che probabilmente il governo, pur rimarcando l’intenzione di voler cambiare le pensioni attuali, non ne ha ancora il coraggio, esattamente come l’anno scorso, quando nulla fu fatto nella Manovra 2015, se non cancellarle penalizzazioni per i precoci che avessero deciso di andare in pensione prima, misura tuttavia temporanea, valida solo fino al 2017.

Null’altro per il resto: confrontando i testi dei due Def, in quello del 2014 si legge che il Parlamento ‘impegna il governo a provvedere, per quanto riguarda la riforma del sistema previdenziale, alla soluzione del problema dei cosiddetti esodati e, per il settore della scuola, dei lavoratori cosiddetti quota 96 e in prospettiva a valutare la reintroduzione di meccanismi di flessibilità di uscita rispetto ai nuovi limiti anagrafici, attraverso un sistema di incentivi e disincentivi’.

In quello del 2015 è riportato che il Parlamento ‘impegna il governo a prevedere un intervento di salvaguardia dei lavoratori esodati, utilizzando le risorse già stanziate e non utilizzate, nonché il riconoscimento dell'opzione per il sistema contributivo a tutte le lavoratrici che maturino i requisiti anagrafici e contributivi previsti entro il 31 dicembre 2015, e a promuovere interventi in materia previdenziale volti a introdurre elementi di flessibilità per quanto attiene all'età di accesso al pensionamento, anche attraverso l'introduzione di meccanismi di incentivazione e disincentivazione, che assicurino il riconoscimento di trattamenti pensionistici adeguati e non eccessivamente penalizzanti, in particolare nei casi di disoccupazione involontaria’.

E' ben chiaro, dunque, come non sia cambiato poi molto in un anno nonostante gli autorevoli esponenti del governo abbiano continuano a sostenere di essere pronti a cambiare le pensioni, annunciando novità in breve tempo. Ma questo tempo continua a dilatarsi e ancora una volta tutto è rinviato al prossimo 2016 quando, si spera, si riuscirà a trovare davvero una soluzione universale per le pensioni e condivisa da tutti. Dopo tanto tempo sarebbe, infatti, inutile continuare a pensare di lavorare prima per determinate categorie di persone e rinviare ancora nuove norme universali, come del resto già l'annno scorso era nelle intenzioni del ministro del Lavoro Poletti.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il