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Pensioni novità e ultime notizie tre versioni diverse per ognuno tra quota 100, mini pensioni e assegno universale

C’è ancora tanta confusione sulle proposte di cambiamenti per le pensioni: come funzionano le differenti proposte di quota 100, assegno universale, mini pensioni, contributivo




Le ultime notizie sulla discussione previdenziale continuano ad essere diverse ed anche parecchio confuse: in vista della presentazione della nuova Manovra Finanziaria si continua a dire che non ci sarà spazio per alcuna novità pensionistica, eppure i dibattiti sulle diverse proposte di cambiamento continuano così come continuano ad arrivare ancora nuovi piani. Tra le più recenti la proposta ibrida Renzi-Boeri che si presenta come combinazione dei piani di quota 100,mini pensione, contributivo e prevede la possibilità di andare in pensione a 62, 63 anni, con 35 anni di contributi e accettando un taglio del 3% per ogni anno di anticipo in cui si decide di lasciare il lavoro, fino ad un massimo del 12%, con un sistema di penalità che sembra ricalcare quello di 100, ma si tratta di un taglio che verrebbe alleggerito dall’erogazione di una mini pensione che, una volta maturati i normali requisiti di uscita, dovrà essere restituito come fosse un prestito. La pensione finale, poi, si calcola esclusivamente con metodo contributivo.

Spinta da minoranza Pd, Lega, sindacati e Parlamento, anche la proposta di uscita anticipata con quota 100 è stata presentata in versioni differenti: se quella avanzata dal presidente della Commissione Lavoro  Damiano offre la possibilità ai lavoratori di scegliere l’età di uscita dal lavoro, a 60 anni di età e 40 di contributi, 61 anni di età e 39 di contributi, 62 anni di età e 38 di contributi e così via, purchè il risultato di somma di età anagrafica e contributiva dia come risultato 100; quella dell’onorevole Prataviera della Lega prevede il raggiungimento di un minimo di 35 anni di contributi versati o di un'anzianità anagrafica di almeno 58 anni, con la possibilità, in via transitoria, di un periodo di tre anni di sospensione dell'adeguamento dei requisiti anagrafici e contributivi agli incrementi della speranza di vita.

Con questo sistema, si potrebbe , dunque, andare in pensione a 58 anni di età e 42 di contributi, a 59 anni di età e 41 di contributi, o con 35 anni di contributi e 65 anni di età, o con 36 anni di contributi e 64 di età, 37 di contributi e 63 di età, e così via. Versioni differenti anche per la mini pensione: da quella già accennata prevista dalla proposta ibrida Renzi-Boeri, alla mini pensione per la staffetta generazionale per gli impiegati di aziende, a quella erogata dall’Inps, per permettere l’uscita qualche anno prima rispetto alla soglia di 66 anni.   

Il piano che prevede la possibilità di passaggio al part time con pagamento iniziale dei contributi parzialmente a carico dell’azienda che, però, anticiperebbe solo i soldi al lavoratore, prevede, infatti, una mini pensione per permettere ai dipendenti d’azienda di lasciare il lavoro in anticipo. Per sostenere il turn over al lavoro, l’azienda pagherebbe i contributi al lavoratore che decide di passare al part time fino al raggiungimento dei normali requisiti di accesso alla pensione, ma la quota di pensione pagata dall’azienda dovrà poi essere restituita dal lavoratore, tramite l'Inps, con piccole decurtazioni mensili sulla pensione finale.

Si discute di diverse tipologia anche per l’assegno universale: se Renzi e ministro dell’Economia Padoan vorrebbero l’assegno universale secondo il modello europeo per le famiglie in difficoltà, il presidente dell’Inps Boeri lo ha proposto solo agli over 55 che perdono il lavoro ma non possono ancora andare in pensione; mentre il ministro del Lavoro Poletti vorrebbe erogarlo sì agli over 55 che perdono il lavoro ma solo per un periodo di due anni e a condizione che dimostrano di essere alla reale ricerca di una nuova occupazione.

Differenti anche le versioni di contributivo, da quello destinato solo alle donne, al contributivo per tutti secondo le norme modulate da Boeri. Per quanto riguarda il contributivo donna, che oggi prevede la possibilità di uscita anticipata a 57 anni per le statali e a 58 per le autonome purchè abbiano maturato 35 anni di contributi e accettando una pensione ridotta del 25, 30% calcolata esclusivamente con sistema contributivo e non più con il vantaggioso retributivo, dal 2016, per l’uscita anticipata l’età delle donne potrebbe salire a 62, 63 anni, mantenendo sempre i 35 anni di contributi e calcolando la propria pensione finale non più con sistema contributivo ma con una penalizzazione del 3, 3,5% per ogni di anticipato in cui si lascia il lavoro.

E poi c’è il metodo contributivo che Boeri vorrebbe applicare per contribuire a rimettere in equilibrio il sistema previdenziale italiano: secondo quanto proposto dal presidente dell’Inps, il ricalcolo contributivo verrebbe applicato esclusivamente sulle pensioni più elevate, da 2 mila euro in su, in parte ancora risultanti dal vecchio retributivo. I tagli finali dovrebbero essere, ha precisato Boeri, del 15% e non del 30% come stimato dai sindacati.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il