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Pensioni novità e ultime notizie cambiamenti non riguardano solo pensioni anticipate. Le questioni da risolvere.

Non dovrebbe esserci alcuna novità pensioni nella prossima Manovra Finanziaria eppure problemi ed errori dimostrano la necessità di modifiche




Passa il tempo, si avvicina il giorno della presentazione della nuova Manovra Finanziaria e, nonostante non ci sarà alcuna novità sulle pensioni, i problemi e gli errori che si verificheranno nel breve periodo quasi impongono cambiamenti. A partire dallo scatto che si verificherà dal primo gennaio 2016 quando, per effetto dell’adeguamento all’aspettativa di vita Istat, l’età pensionabile salirà per tutti di quattro mesi, passando da 66 anni e tre mesi a 66 anni e sette mesi. Si tratta di uno scatto che si verificherà ogni due anni, fino ad arrivare, secondo quanto previsto dall’attuale legge, ai 69 anni e 9 mesi del 2050. Una soglia quasi irraggiungibile per la maggior parte dei lavoratori italiani.

Questo continuo aumento rende ben chiara l’urgenza di modificare le norme attuali con piani che possano permettere l’uscita anticipata a tutti, anche con penalizzazioni a carico del lavoratore. Da risolvere anche i problemi dei costi onerosi per chi decide di riunire tutti i propri contributi versati in gestioni diverse attraverso la ricongiunzione o la totalizzazione. Con la ricongiunzione, è possibile raggruppare i contributi versati nell'ultima gestione scelta prima della pensione e il costo da sostenere si basa età e sesso del richiedente, dagli anni che vanno ricongiunti e dalle date dei periodi che vanno raggruppati.

Per riunire i contributi versati si può procedere anche con la totalizzazione, raggruppando tutti gli anni di contributi versati per potere raggiungere il periodo minimo richiesto, ma la pensione viene calcolata con il metodo contributivo. Si può richiedere la totalizzazione sia per la pensione di vecchiaia, per cui si dovranno possedere almeno 20 anni di contributi ed avere un'età di 65 anni e 3 mesi, sia di anzianità, per cui servono, invece, 40 anni e 3 mesi di contributi.

Il presidente dell'Inps Boeri, sin dall’inizio del suo incarico, ha dichiarato di voler cancellare le spese a carico del lavoratore che vuole riunire in un'unica gestione i propri contributi e dovrebbe presentare una modifica in merito proprio nella prossima Manovra Finanziaria. In essa, però, nulla dovrebbe esserci per quanto riguarda i piani di prepensionamento tanto richiesti. Si sono susseguiti, infatti, nel corso di questi mesi annunci e discussione su sistemi come quota 100, mini pensione, contributivo, staffetta generazionale e, recentemente, anche nuova legge ibrida Renzi-Boeri. Si è tanto parlato di nuovi requisiti eventualmente previsti e risorse che sarebbero necessarie ma dopo tanto tempo probabilmente, esattamente come l’anno scorso, nulla sarà previsto nella prossima Manovra e, come ipotizzato settimane fa, tutto sarà rimandato ancora all’anno prossimo.

Resta poi da chiudere la questione dei rimborsi ai pensionati. Lo scorso aprile, la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo il blocco della rivalutazione degli assegni previdenziali stabilito dal governo Monti. E dallo scorso agosto, l'Inps sta già provvedendo ai primi rimborsi stabiliti, di 800 e 950 euro circa, per chi guadagna tra 1.500 euro e 1.800 lordi al mese (circa 1.200-1.400 euro netti). Il calcolo della rivalutazione arretrata si basa sull’importo della pensione e si calcola in base all’andamento dell'inflazione ed è inversamente proporzionale ai redditi. Dopo gli arretrati, bisogna stabilire le modalità di rimborso delle pensioni dall’anno prossimo e capire la disponibilità economiche, considerando che ne serviranno.

Ci sono poi errori e distorture che si verificherebbero anche nel lungo periodo e necessari da risolvere. Partendo dalle attuali norme previdenziali, che hanno aumentato l’età pensionabile per tutti, uomini e donne e indipendentemente dal lavoro svolto ed esteso a tutti il sistema contributivo, a pagarne le conseguenze sarebbero i cosiddetti lavoratori misti. Chiariamo la situazione: il calcolo della pensione varia a seconda dell'anzianità contributiva maturata dal lavoratore al 31 dicembre 1995 e viene calcolata con il sistema di calcolo contributivo per i lavoratori privi di anzianità al 31 dicembre 1995, mentre per coloro che hanno maturato la pensione al 31 dicembre 1995 vale il sistema retributivo e misto.

Dal primo gennaio 2012, anche a coloro che hanno raggiunto un'anzianità contributiva di almeno 18 anni al 31 dicembre 1995 sarà applicato il sistema di calcolo contributivo sulla quota  di pensione corrispondente alle anzianità contributive maturate a decorrere dal primo gennaio 2012. L’età pensionabile è però diversa per lavorator misti e contributivi e si tratta di una disparità, che potrebbe aumentare ancora nel lungo periodo. Chi, per esempio, ha iniziato a lavorare nel dicembre del 1995, ed è quindi un lavoratore misto, può andare in pensione tre anni dopo un collega contributivo che ha iniziato il mese successivo.

Il problema da risolvere nasce proprio da questo punto: sarebbe opportuno lavorare sulle pensioni non pensando esclusivamente a piani di uscita flessibile solo per i lavoratori contributivi giacchè servirebbero risorse anche per garantire modifiche ai lavoratori misti.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il