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Pensioni novità e ultime notizie nel breve e nel lungo periodo numerose questioni da affrontare oltre quota 100, mini pensione

Sindacati, forze politiche e anche industriali da tempo auspicano l’approvazione di modifiche all’attuale legge pensioni ma ancora nessuna novità concreta. Eppure bisogna risolvere diversi problemi




Sindacati, forze politiche e anche industriali da tempo auspicano l’approvazione di modifiche all’attuale legge pensioni ma probabilmente per la realizzazione di novità bisognerà aspettare ancora un bel po’. Nulla, infatti, al momento dovrebbe rientrare nella Manovra Finanziaria, pronta il 15 ottobre, o quanto meno nulla dovrebbe esserci per quanto riguarda piani di uscita anticipata come mini pensione, quota 100, contributivo, staffetta generazionale. Mancherebbero i fondi necessari, anche se la situazione economica italiana sta migliorando in modo da poter permettere, come ha sempre detto anche il ministro dell’Economia, cambiamenti sulle pensioni.

Tutto è piuttosto vago ancora tanto sui piani di uscita anticipata quanto su proroga del contributivo donna, che fino a qualche tempo sembrava poter essere l’unica modifica fattibile, e assegno universale, unica novità sostenuta anche dall’Ue, che, invece, da sempre è contraria a modificare le pensioni italiane che, per quanto rigide, riescono a garantire sostenibilità finanziaria all’Italia. Eppure diverse questioni dimostrano che è necessario risolvere alcuni problemi e intervenire con cambiamenti in modo da risolvere distorture nel breve e nel lungo periodo.

Il primo è l’aumento dell’età pensionabile che dal primo gennaio 2016, per effetto dell’adeguamento all’aspettativa di vita Istat, salirà passando da 66 anni e tre mesi a 66 anni e sette mesi, scatto che si verificherà ogni due anni, fino ad arrivare ai 69 anni e 9 mesi del 2050. Ed è chiaro come bisogna intervenire in tal senso modificando i requisiti di accesso alla pensione o bloccando le nuove norme, perché altrimenti diventerà quasi impossibile riuscire ad andare in pensione.

Il presidente dell’Inps Boeri ha dichiarato poi di voler lavorare su ricongiunzione e totalizzazione delle pensioni in modo da renderle meno costose. La cancellazione delle ricongiunzioni onerose, infatti, è uno dei punti contenuto nel piano pensioni che proprio Boeri ha presentato lo scorso luglio. La ricongiunzione permette di riunire i contributi versati nell'ultima gestione scelta prima della pensione e ma questo meccanismo prevede un costo che dipende da età, sesso del richiedente, dagli anni che vanno ricongiunti e dalle date dei periodi che vanno raggruppati.

La riunione dei contributi versati può avvenire anche tramite la totalizzazione di tutti gli anni di contributi versati per maturare il periodo minimo richiesto per l’uscita e con calcolo della pensione finale con metodo contributivo. La totalizzazione può essere richiesta sia per la pensione di vecchiaia, per cui si dovranno raggiungere almeno 20 anni di contributi ed avere un'età di 65 anni e 3 mesi, sia di anzianità, per cui servono, invece, 40 anni e 3 mesi di contributi.

E c’è da considerare anche la questione dei rimborsi ai pensionati imposti dalla Consulta. La Corte Costituzionale, lo scorso aprile, ha bocciato il blocco della rivalutazione delle pensioni, stabilito nel 2012, e dallo scorso agosto, l'Inps sta già provvedendo ai primi rimborsi stabiliti, di 800 e 950 euro circa, per chi guadagna tra 1.500 euro e 1.800 lordi al mese (circa 1.200-1.400 euro netti). La questione da chiudere è quella di definire modalità e tempi di erogazione dei rimborsi dal 2016. E per chiudere questa partita serviranno risorse economiche ulteriori.

Per quanto riguarda eventuali problemi del lungo periodo, bisognerebbe modificare le pensioni per evitare discriminazioni. L’attuale legge pensionistica ha aumentato l’età pensionabile per tutti ed esteso a tutti il sistema contributivo, il che significa che per si andrà in pensione maturati i requisiti richiesti e percependo una pensione finale calcolata sulla base dei contributi che ognuno di noi versa durante la propria vita lavorativa. I più penalizzati nel lungo periodo sarebbero i lavoratori misti. Il calcolo della pensione varia a seconda dell'anzianità contributiva maturata dal lavoratore al 31 dicembre 1995 e viene calcolata con il sistema di calcolo contributivo per i lavoratori privi di anzianità al 31 dicembre 1995, mentre si calcola con sistemi retributivo e misto per chi ha maturato la pensione al 31 dicembre 1995.

Dal primo gennaio 2012, il metodo contributivo vale anche per chi ha raggiunto un'anzianità contributiva di almeno 18 anni al 31 dicembre 1995. L’età pensionabile è però diversa per lavorator misti e contributivi e si tratta di una disparità, che potrebbe aumentare ancora nel lungo periodo. Chi, per esempio, ha iniziato a lavorare nel dicembre del 1995, ed è un lavoratore misto, può andare in pensione tre anni dopo un lavoratore contributivo che ha iniziato il mese successivo.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il