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Pensioni novità e ultime notizie la verità sulle posizioni uguali concordate tra Renzi, Boeri, Padoan, Poletti e Lega, Pd, M5S, Fi

Legge delega e decreto previdenza Renzi mettono tutti d’accordo nella definizione di novità pensioni dopo il quasi certo nulla di fatto in Manovra Finanziaria




Nessuna novità sulle pensioni all’orizzonte: la nuova Manovra Finanziaria, prossima ormai alla presentazione della settimana prossima, non dovrebbe contenere alcun cambiamento per le pensioni, e i partiti politici, da Pd, a Lega, minoranza Pd, M5S, i ministri di Lavoro ed Economia, Poletti e Padoan, del governo Renzi, lo stesso premier e il presidente dell’Inps Boeri si dicono tutti d’accordo nel voler rimandare ogni cambiamento ai prossimi mesi in modo da definirne ognuno in maniera precisa puntuale, non soltanto per modalità e soluzioni ma anche per quanto riguarda il reperimento delle risorse economiche necessarie.

La strada di lavoro potrebbe essere quella di una legge delega, particolarmente sostenuta da minoranza Pd e Commissione Lavoro, che potrebbe riunire le ipotesi di cambiamento formulate sulle pensioni in soluzioni condivise da tutti e pronte finalmente ad essere approvate una volta per tutte. La legge delega, rispetto all’iter parlamentare, avrebbe inoltre il vantaggio di poter essere conclusa in tempo brevi, massimo in 12 mesi.

E si ritorna a parlare anche di decreto previdenza Renzi: potrebbe essere ripreso a inizio 2016 e contenere quelle misure già annunciate tra divisione di spesa assistenziale da spesa previdenziale, tagli di pensioni di reversibilità, invalidità, baby pensioni, pensioni di guerra, cumulo, per riportare equità nel sistema previdenziale italiano e accumulare nuovi fondi che potrebbero essere reinvestiti nelle pensioni stesse.

La soluzione condivisa da tutti potrebbe essere proprio quella di lavorare con una legge delega, con l’auspicio che finalmente la questione previdenziale trovi una soluzione in tempi brevi, soddisfacendo le richieste di tutti, dalla chiusura delle questioni più urgenti, come la settima salvaguardia per gli esodati, ai sistemi che possano consentire l’uscita anticipata a tutti, sempre a fronte, però, di penalizzazioni a carico del lavoratore. Certamente servirà mettere però anche a punto nuove norme pensioni che prevedabo requisiti per l'uscita dal lavoro meno stringenti rispetto a quelli richiesti oggi.

Del resto, è questo il punto cruciale della tanto discussa revisione dell'attuale legge, soprattutto considerando che si tratta di requisiti che diventeranno ancor più restrittivi già a partire dal primo gennaio 2016, quando per andare in pensione l'età salirà dai 66 anni e tre mesi ai 66 anni e sette mesi, e si tratta di uno scatto che si verificherà ogni due anni, aumento il momento della pensione di tre, quattro mesi, fino ad arrivare al requisito dei 69 anni e 9 mesi del 2050, soglia decisamente impossibile da raggiungere soprattutto per alcune categorie di lavoratori. Ed è proprio questo scatto che si verificherà costantemente a richiedere l'urgenza di cambiamenti alle pensioni attuali.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il