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Pensioni novità e ultime notizie età, contributi, requisiti. Cosa può ancora cambiare nonostante smentite in Legge Stabilità

Il governo è alle prese con la definizione della manovra finanziaria, ma secondo le ultime notizie saranno poche le novità introdotti.




Ci sono le solite ragioni di carattere economico a frenare l'introduzione di novità sulle pensioni nella prossima manovra finanziaria. Il 15 ottobre l'atteso documento sarà presentato e per quella data, riferiscono le ultime notizie, non è il caso di sperare in grandi cambiamenti. La misura che potrebbe ottenere il via libera è la proroga del cosidetto contributivo donna. Alle lavoratrice sarà data la possibilità di ritirarsi a 57 anni e 3 mesi di età con 35 anni di contributi per le dipendenti o a 58 anni e 3 mesi per quelle autonome. Non sembra esserci spazio per una delle ipotesi su cui i tecnici di Inps e Ministeri del Lavoro e dell'Economia hanno lavorato nelle ultime settimane ovvero il congedo fino a 3 anni di anticipo con penalizzazione del 3-4% e versamento di almeno 35 anni di contributi.

Sono invece altri i percorsi per l'introduzione dell'assegno universale a favore dei disoccupati finanziato dall'Unione europea, proposto dal ministro dell'Economia. Lo strumento è già in vigore nella maggior parte dei Paesi, sostenuto però da finanze proprie, e il confronto è ufficialmente avviato. Quando si ha a che fare con le pensioni i tempi sono sempre indefiniti. Ecco allora che se attraverso la manovra finanzaria l'appuntamento con il cambiamento delle pensioni è rimandato, diverso è il caso di una legge delega con cui stabilire tempi certi di definizione dei provvedimenti. Un percorso di questo tipo vedrebbe anche la convergenza della sinistra del Partito democratico (e della commissione Lavoro a Montecitorio) con cui il governo sta avendo rapporti conflittuali anche sui temi del lavoro e della previdenza.

Resteranno dunque chiuse in un cassetto le ipotesi del ricalcolo dell'assegno per tutti i lavoratori in attività con il metodo contributivo in cambio dell'uscita con qualche anno di anticipo, le mini pensioni per consentire agli over 55 senza lavoro di accedere al trattamento previdenziale con un aiuto economico da restituire senza interessi e in piccole rate al raggiungimento dei requisti previsti, il rititro a 62 anni di età con 35 anni di contributi versati con penalizzazione massima dell'8% (proposto dallo stesso presidente della commissione Lavoro a Montecitorio), l'applicazione di quota 100 come somma di età anagrafica e anni di contribuzione da raggiungere per andare in pensione, la cosiddetta legge ibrida Renzi-Boeri per compensare le penalizzazioni per chi si ritira prima con un prestito da restituire, il part time per favorire la staffetta generazionale tra giovani e anziani.

A rendere urgenti la definizione di misure per togliere rigidità all'attuale legge previdenziale sono i requisiti ora in vigore per il ritiro. Per i lavoratori dipendenti e le lavoratrici dipendenti settore pubblico, fino al 31 dicembre 2015 servono 66 anni e 3 mesi, dal 1° gennaio 2016 al 31 dicembre 2020 66 anni e 3 mesi. Infine per i lavoratori autonomi e gestione separata fino al 31 dicembre 2015 66 anni e 3 mesi, dal 1° gennaio 2016 al 31 dicembre 2020 66 anni e 3 mesi. Alle lavoratrici dipendenti settore privato, fino al 31 dicembre 2015 occorrono 63 anni e 9 mesi, ma dal 1° gennaio 2016 al 31 dicembre 2017 serviranno 65 anni e 3 mesi, dal 1° gennaio 2018 al 31 dicembre 2020 66 anni e 3 mesi. Per le lavoratrici autonome e gestione separata fino al 31 dicembre 2015 sono necessari 64 anni e 9 mesi, dal 1° gennaio 2016 al 31 dicembre 2017 65 anni e 9 mesi, dal 1° gennaio 2018 al 31 dicembre 2020 66 anni e 3 mesi.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il