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Pensioni novità e ultime notizie se cambiamenti non fatti a breve si rischia che non portino nessun reale vantaggio

Se cambiamenti sulle pensioni ci devono essere, è meglio intervenire subito, come ricordato dalle ultime notizie sull'emergenza sociale.




Ci sarà ancora da attendere prima di introdurre novità concrete nel sistema della pensioni in Italia. La conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, è arrivata dalla parole dello stesso premier Renzi che ha invitato ad aspettare fino al 2016 per vedere qualche cambiamento. Per giustificare l'ennesimo ritardo ha tirato in ballo la poca chiarezza sulle cifre, ma in realtà è evidente come l'inerzia sia dettata da motivazioni politiche, alle quali si affiancano naturalmente anche ragioni di caratteree economiche. D'altronde, per il governo sarebbe poco conviente, dal punto di vista delle fredde cifre, cambiare l'attuale legge previdenziale che è in grado di assicurare considerevoli risparmi di spesa.

Eppure se qualche cambiamento ci deve essere, è meglio introdurlo adessso. Già dal prossimo anno, il taglio del traguardo della pensioni si allontanerà di quattro mesi per tutti i lavoratori. Una situazioni non proprio sostenibile per chi, poco motivato e dunque non strategico per favorire il rilancio di produttività e competitività, intende congedarsi e per chi, giovani e pieno di prospettive, si trova in uno stato di disoccupazione. L'emergenza sociale è avvertita adesso, più avanti sarà solo aggravata e, anzi, dal peggioramento di alcune posizioni non sarà più possibile tornare indietro. E a poco potranno servire strumenti assistenziali come l'assegno universale finanziato dall'Unione Europea, proposto dal ministro dell'Economia.

Più precisamente, dal primo gennaio i lavoratori e le lavoratrici del pubblico impiego potranno andare in pensione dopo aver compiuto 66 anni e 7 mesi. E ancora: le lavoratrici dipendenti del settore privato a 65 anni e 7 mesi, quelle autonome a 66 anni e un mese. Tutte le ipotesi per rendere meno rigidi questi requisiti ovvero per ammorbidire penalizzazioni per chi si ritira prima sono state costantemente respinte: dall'applicazione di quota 100, intesa come somma di età anagrafica e anni di contribuzione necessari per andare in pensione, all'introduzione delle mini pensioni per gli over 55 senza lavoro e senza assegno previdenziale, dalla legge ibrida Renzi-Boeri per compensare i disincentivi nel caso di messa a riposto anticipata con una somma da restituire in piccole rate al ricalcolo degli importi con il sistema contributivo, passando per un vero turn over generazionale attraverso il part time graduale.

E lo saranno anche con la prossima manovra finanziaria che sarà presentata giovedì al parlamento. Tranne, forse, qualche correzione per le questioni non più rinviabili.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il