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Pensioni novità e ultime notizie cambiamenti fattibili in Legge Stabilità Renzi ancora e blocco ufficiale quota 101, quota 41

Bloccate le novità pensioni finora discusse in vista della nuova Manovra Finanziaria ma discussioni ancora aperte su questioni urgenti




Giovedì prossimo 15 ottobre sarà finalmente presentata la nuova Manovra Finanziaria e potremo conoscere tutte le novità ufficiali previste. Tra queste non dovrebbe rientrare alcuna misura sulle pensioni e le ultime notizie, confermate dallo stesso premier Renzi, annunciano che tutto ormai sarà rimandato al prossimo anno. Bloccati i cambiamenti che avrebbero potuto prevedere una revisione dei requisiti di accesso alla pensione, rendendoli meno stringenti di quelli previsti attualmente, con piani di mini pensione, contributivo, quota 100 ma anche quota 101 e 41, quest’ultima che, chiedendo il pensionamento con 41 anni di contributi per tutti, indipendentemente dall’età anagrafica, sarebbe stata particolarmente vantaggiosa soprattutto per i lavoratori precoci che hanno iniziato a lavorare sin da giovanissimi.

Se fino a qualche settimana fa, tra le tante ipotesi di modifica dell’attuale legge pensioni, la più fattibile risultava la proposta ibrida Renzi-Boeri che, ponendosi come una combinazione dei sistemi di quota 100, mini pensione e contributivo, sembrava mettere tutti d’accordo essendo anche a costo zero  per lo Stato, e che ora si ipotizza potrebbe rientrare in una futura una legge delega, con cui il governo si impegnerebbe a formulare le sue proposte in 6-12 mesi per poi farle approvare dal Parlamento, nel lungo iter di approvazione della Manovra potrebbero essere presentati nuovi emendamenti per risolvere soprattutto le questioni più urgenti.

Le richieste si concentrano essenzialmente sulla proroga del contributivo donna e sulla staffetta generazionale. Rivisto, tra l’altro, questo meccanismo, che sarebbe facoltativo per i lavoratori più anziani cui mancano due anni alla maturazione dei requisiti necessari per accedere alla pensione finale e che potrebbero scegliere una riduzione dell’orario di lavoro con contributi previdenziali che continuerebbero ad essere pagati in parte dallo Stato e in parte dall’azienda che non sarebbe obbligata ad assumere nuovi giovani ma per cui sarebbero previsti notevoli incentivi alla produttività, proprio per il rilancio dell’occupazione giovanile.

Da risolvere necessariamente anche la questione del contributivo donna: dal primo gennaio 2016 potrebbero essere rivisti i requisiti per permettere l’accesso alla pensione prima alle donne che anzicchè uscire a 57 anni per le statali e a 58 per le autonome, lascerebbero il lavoro  62, 63 anni sempre con 35 anni di contributi ma non più con calcolo dell’assegno finale interamente calcolato con metodo contributivo, con un taglio dunque del 25, 30% sulla pensione,bensì con una penalizzazione del 3% per ogni anno di anticipo in cui si decide di andare in pensione. Questi due capitoli potrebbero essere protagonisti di discussioni postume alla presentazione ufficiale della nuova Manovra insieme alla questione della cancellazione delle ricongiunzioni onerose.
 

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il