Telecom Italia: risposta alla Consob su poteri Telefonica, ma altri nodi devono essere sciolti

E' arrivata la risposta della cordata italiana alla Consob, che aveva chiesto chiarimenti sul 'diritto di veto' comparso nel comunicato degli spagnoli di Telefonica



Il chiarimento richiesto dalla Consob, l'autorità che vigila sulla Borsa, c'è stato ed è una sostanziale conferma a quanto si era annunciato il giorno dell'acquisto della maggioranza di Telecom da parte della cordata banche italiane - Telefonica. Saranno gli italiani (che complessivamente detengono circa il sessanta per cento di Telco, la nuova società che controlla l'azienda di telecomunicazioni) ad assumersi le principali responsabilità. Questo è almeno quanto emerge dal comunicato emesso da Generali, Intesa San Paolo e Mediobanca. Il dubbio era nato dopo che nei giorni successivi all'acquisto era venuta fuori, dalle parti di Telefonica, l'espressione "diritto di veto", spiazzando la Consob che aveva ravvisato nella nota degli spagnoli dei "disallineamenti" rispetto a quanto le era stato comunicato al momento dell'operazione. Si aspetta la reazione iberica.  I soci italiani hanno confermano anche le quote azionarie che saranno detenute in Telco: Generali avrà il 28,1%, Intesa Sanpaolo e Mediobanca avranno il 10,6% a testa (gli spagnoli, nella loro nota, parlavano del 10,7% a testa) Sintonia l'8,4% (gli spagnoli parlavano dell'8,2%) e Telefonica il 42,3%.

Nessun diritto di veto quindi, ma soltanto la possibilità, per Telefonica, di uscire dall'azionariato di Telco, attraverso una operazione di scissione, nel caso in cui non sia d'accordo su operazioni di cessioni all'estero per Telecom Italia, il cui valore ecceda i 4 miliardi di euro, o su operazioni di alleanza strategica di rilievo con operatori di tlc. Quanto a Telco, Telefonica avrà il diritto di esprimere il proprio gradimento all'ingresso di nuovi soci italiani anche prima di esercitare il diritto di prelazione di cui gode e che è comunque successivo (il cosiddetto diritto di prelazione postergato) a quello di Assicurazioni Generali, Intesa Sanpaolo, Mediobanca e Sintonia. Norme che, evidentemente, mirano a mantenere per quanto possibile la maggioranza di Telco in mani italiane, anche in caso di uscita di uno dei soci e, contemporaneamente, garantiscono a Telefonica di poter avere voce in capitolo, o poter uscire da Telco, in caso Telecom Italia decida di cedere asset considerati fondamentali anche per gli spagnoli, come ad esempio Tim Brasil.

I soci italiani di Telco spiegano così la governance nella holding a cui farà capo Telecom Italia, ed i rapporti con Telefonica, che nel comunicato emesso sabato 28 per annunciare l'accordo parlava di "diritto di veto in caso di modifiche azionarie, politica di dividendi e disinvestimenti della nuova società", cioè Telco medesima. Di fatto, spiegano le banche e gli altri soci italiani nel comunicato emesso questa mattina, la governance di Telco, articolata secondo criteri di proporzionalità, prevede "maggioranze qualificate, il cui raggiungimento implica anche l'assenso di Telefonica, relativamente a talune specifiche operazioni di particolare rilievo, tra cui quelle suscettibili di modificare l'assetto azionario come scissioni, fusioni ed aumenti di capitale riservati. Se non dovessero essere raggiunte maggioranze qualificate, allora si determinerà una situazione di "stallo" e le deliberazioni potranno essere assunte a maggioranza, fatto salvo il diritto dei soci dissenzienti di uscire dall'azionariato di Telco con una apposita operazione di scissione. Per la politica di dividendi di Telco (e non di Telecom Italia) è invece previsto un quorum qualificato, il cui mancato raggiungimento non darà luogo ad una situazione di stallo. La Consob ha già detto che il comunicato sarà "esaminato con attenzione".

Nel frattempo, però, vengono sollevati dubbi sul successo del matrimonio tra le banche italiane e Telefonica. E' Italo Bocchino, capogruppo di Alleanza nazionale in Commissione Affari costituzionali, a porre la questione. "Ci chiediamo - ha detto Bocchino - come possano le autorità Antitrust del Brasile e dell'Argentina dare il via libera all'operazione che porterà alla nascita di Telco, visto che nei due Paesi, Telefonica e Telecom sono i principali operatori e che una volta collegati diventeranno quasi monopolisti del mercato brasiliano e argentino in violazione della normativa vigente in quei Paesi".

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il