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Pensioni novità e ultime notizie su scenari attuali con Ministri, Lega, Pd, M5S, Fi tutti d'accordo su quota 100, mini pensioni

Le possibili novità ad oggi di cambiamento dell’attuale legge pensioni in vista della presentazione ufficiale della nuova Manovra Finanziaria: cosa potrebbe cambiare e quando




Premier, ministri, alcuni esponenti dei diversi partiti politici, da Pd a Lega, M5S, FI, e presidente dell’Inps Boeri sono tutti d’accordo nel rimandare le novità pensioni a dopo la Manovra Finanziaria. Il problema, spiegato dai tecnici del Tesoro ma su cui si è detto d’accordo anche il presidente dell’Inps, è relativo soprattutto alle coperture ancora necessarie da reperire per cambiare l’attuale legge pensioni che, se è vero che ha fortemente penalizzato lavoratori e pensiondandi, merita di essere rivista una volta per tutte nella sua universalità, senza modifiche parziali, e per questo richiederebbe l’impiego di maggiori fondi.

La convinzione che sia meglio far slittare ancora tutto è ben emersa dall’aggiornamento della revisione del Def, in cui non si fa alcun accenno alla questione previdenziale, ma nel breve periodo gli unici cambiamenti ancora al vaglio, che potrebbero quanto meno rappresentare una dichiarazioni di intenti da parte del governo pronto a lavorare in un secondo momento in maniera più seria e profonda, potrebbero essere un blocco allo scatto delle nuove regole a partire dal primo gennaio 2016, quando l’età pensionabile aumenterà di quattro mesi passando dai 66 anni e tre mesi ai 66 anni e quattro mesi, anche se sembra quasi impossibile che si lavori in tal senso; ma anche l’inserimento obbligatorio nella Manovra di un impegno formale scritto che non potrà poi essere disatteso dal governo.

Inoltre, ci sarebbe la possibilità di lavorare su misure sperimentali, dalla staffetta ibrida, che permetterebbe ai lavoratori più anziani, cui mancano due anni dal raggiungimento dei requisiti pensionistici fissati, di ridurre l'orario di lavoro, ma con i contributi previdenziali che continuerebbero ad essere pagati in parte dallo Stato e in parte dalle aziende, che non sarebbero obbligate ad assumente nuovi giovani ma riceverebbero grossi incentivi alla produttività, che servirebbero automaticamente per il rilancio dell’occupazione giovanile, alla legge ibrida Renzi-Boeri.

Si tratta in quest’ultimo caso di una combinazione di piani di quota 100, mini pensione e contributivo, a costo zero per lo Stato. E c’è poi ancora la proroga del contributivo donna, sempre in fase sperimentale e per cui dal 2016 potrebbero cambiare i requisiti. Se oggi le donne possono andare in pensione a 57 anni per le statali e a 58 per le autonome, con 35 anni di contributi e accettando una pensione ridotta, del 25, 30%, calcolata interamente con sistema contributivo, con i nuovi requisiti andrebbero in pensione a 62, 63 anni, sempre con 35 anni di contributi, e tagli però del 3, 3,5% per ogni di anticipo in cui si lascia il lavoro senza subire cioè quel taglio enorme del calcolo contributivo.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il