Riforma pubblica amministrazione: le novità questa settimana

Il comparto della pubblica amministrazione continua a essere in fermento, soprattutto sulla questione del rinnovo dei contratti degli statali.

Riforma pubblica amministrazione: le nov


Come previsto, nulla si è mosso sul versante dello sblocco dei contratti degli statali con la manovra finanziaria. Il confronto tra governo e sindacati è comunque destinato a entrare nel vivo poiché stanno iniziando a diventare più chiaro il modo in cui il governo intende gestire le risorse. Il valore della nuova legge è di circa 27 miliardi di euro, parte dei quali finanziati in deficit e con una trattativa ancora aperta con l'Unione europea per ottenere ulteriori coperture economiche. Diventa quindi possibile quell'ipotesi di stanziamento di circa 300 milioni di euro per il rinnovo dei contratti dei dipendenti pubblici e senza retroattività della misura.

Nel frattempo, l'Aran (Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni) ha avviato le operazioni per la riduzione dei comparti pubblici dagli 11 attuali a 4. Nell'ambito della manovra finanziaria è stato deciso che i tetti dei manager dello Stato saranno estesi anche ai vertici delle partecipate degli enti locali e ai dirigenti. Il governo vuole fare in modo che nessuno nella pubblica amministrazione possa sfuggire al tetto dei 240.000 euro. In realtà le fasce di retribuzione saranno tre, divise a seconda di dimensione e importanza della società. La soglia più alta sarà di 240.000 euro, quella intermedio di 192.000 euro e quella più bassa di 120.000 euro.

La partecipate pubbliche, una vera giungla, si riducono da 8.000 a 1.000. Renzi ha sottolineato che alla diminuzione non corrisponde la riduzione del bilancio pubblico. I Comuni avranno "più soldi per investimenti" e "più costi standard". Mentre alle città metropolitane non sarà applicato alcun taglio di risorse finanziarie. Proseguirà invece il taglio delle Province. Non tutto sta andando secondo programma ovvero secondo annunci. Il taglio delle prefetture era indicato su una bozza di decreto messa a punto dal Ministero dell'Interno e inviata a settembre ai sindacati: in 23 dovevano sparire dando seguito alle norme contenute nella spending review. A quanto pare, però, non sarà così.

Le rassicurazioni sono arrivate dai ministri dell'Interno, Angelino Alfano e della Funzione pubblica, Marianna Madia, che hanno incontrato un gruppo trasversale di parlamentari costituito per opporsi alla sforbiciata degli Uffici territoriali di governo. Non esiste alcun elenco di prefetture destinate a sparire e si cercherà di ottenere in altro modo i risparmi che sarebbero arrivati per quella via, come dai costi degli affitti delle sedi a economie da fare a livello centrale. In precedenza, quando a dirigere la spending review era Carlo Cottarelli, si era parlato di un risparmio di un milione di euro per ogni sede tagliata.

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di Chiara Compagnucci pubblicato il