Destinazione TFR: 4 italiani su 10 hanno deciso per le previdenza complementare.

Pubblicate le prime statistiche e previsioni di Assogestioni-Eurisko sull’adesione dei lavoratori alle varie forme di previdenza complementare.



Pubblicate le prime statistiche e previsioni di Assogestioni-Eurisko sull’adesione dei lavoratori alle varie forme di previdenza complementare.

Sono 4 su 10 i lavoratori che aderiranno alla previdenza complementare entro giugno, e di questi 1 su 4 ha già comunicato la propria scelta al datore di lavoro. La sicurezza spicca inoltre come il primo elemento preso in considerazione.

L’indagine rivela inoltre che il 17% dei lavoratori intende lasciare in azienda il proprio trattamento di fine rapporto.

I fondi Negoziali sono stati scelti dall’8%, circa 800.000 individui, mentre la quota di coloro che hanno deciso di affidare la propria pensione integrativa ai Fondi aperti (0,6%), Pip e i Fip (0,3%) è pari all’1%. A oltre metà del periodo di adesione resta ancora elevata, e pari al 7%, la percentuale di coloro che non sanno ancora che cosa fare.

A meno di tre mesi dalla scadenza del termine previsto per decidere il futuro della liquidazione (30 giugno 2007) la vera partita si gioca sulla consulenza nell’orientamento delle scelte fornita dai vari attori in campo: istituzioni (governo e sindacati), fondi negoziali (nati da accordi tra datori di lavoro e associazioni di categoria) e fondi aperti (istituiti da banche e assicurazioni).

La posta in gioco sono 11 milioni di lavoratori dipendenti del settore privato che sono chiamati a decidere se lasciare il Tfr (trattamento fine rapporto) in azienda o se destinarlo a una forma pensionistica integrativa per costruire un secondo pilastro da affiancare a quello obbligatorio per un business stimato di circa 13 miliardi l’anno.

I migliori tra i negoziali..

Se si guarda ai singoli prodotti, secondo i dati del Mefop, società creata dal ministero dell'Economia per lo sviluppo del mercato dei fondi pensione, negli ultimi cinque anni, il migliore negoziale è stato Arco, fondo dei dipendenti del settore del legno e dell'arredamento (+29,66%) seguito a ruota dai ceramisti, che, con il fondo Foncer hanno messo a segno un +26,63%.
Bene anche per Previcooper, il fondo delle cooperative di distribuzione (+25,04%).

… e tra i fondi aperti.

Tra gli aperti invece il podio spetta a Almeglio Azionario, fondo aperto di Gruppo Alleanza, che grazie alla scelta di una manciata di titoli particolarmente azzeccati (Autogrill, Unipol, l'Espresso, Belgacom e Deutsche Boerse) si é portato a casa in cinque anni un +60,88% doppiando i negoziali.

Si é difeso bene anche Almeglio Bilanciato. +35,98% in cinque anni grazie anche alle obbligazioni dell'area euro con rating non inferiore alla singola A).

Tra i migliori fondi aperti Kaleido di Mps, con le linee bilanciate-azionarie Triangolo Rettangolo e Triangolo Scaleno (rispettivamente +43,07%e +33,73%). Per chi invece decide di tenere il piede in due staffe ci sono Ras e Mediolanum che fanno il doppio gioco operando sia sui negoziali che sugli aperti.

Chi gestisce questi prodotti?

La maggior parte dei Fondi chiusi (45 per essere precisi) ha delegato la propria gestione alle Sgr mentre gli aperti (operativi se ne contano circa 80) preferiscono il settore bancario e assicurativo.

Finora il mercato non é stato particolarmente attivo ma per il prossimo anno ci si aspetta la moltiplicazione dei pani e dei pesci ed il numero degli iscritti dovrebbe raddoppiare.

Secondo i dati di Assogestioni le prime cinque società nei fondi pensione aperti sono Intesa Previdenza con 106.644 iscritti, Arca Sgr (67.994), Sanpaolo Imi (28.092), Monte dei Paschi di Siena (56.095) e Ras (14.810).

Se in alcuni casi la corsa delle banche sembra persa in partenza, soprattutto nel caso di fondi chiusi di categoria che hanno fatto troppa strada per essere raggiunti arrivando a 120.000 iscritti, una cosa é certa: per non uscire sconfitti dalla gara, gli istituti dovranno fare un salto di quantità, passando dalle adesioni di tipo individuale (oggi l'87% nei fondi aperti del totale) a quelle collettive (il restante 13%). Insomma la partita resta tutta da giocare vincerà la sicurezza o il rendimento.

Dove informarsi Ricordiamo che due sono le strade per effettuare la scelta.

Modalità esplicita. Entro sei mesi (1° luglio 2007) il lavoratore può decidere se assegnare l'intero importo del TFR ad una forma di previdenza complementare da lui scelta.

In caso contrario continuerà a versare le proprie quote TFR all'azienda. Le nuove norme toccano esclusivamente il TFR futuro, cioè quello maturando, il TFR maturato fino al 31 dicembre 2007 resterà al datore di lavoro e verrà liquidato alla fine del rapporto di lavoro.

Modalità tacita. Nel caso in cui, entro il 1° luglio 2007 il lavoratore non esprima la propria scelta il datore di lavoro trasferisce il TFR futuro alla forma pensionistica collettiva stabilita dagli accordi o dai contratti collettivi a meno che non sia intervenuto un accordo diverso tra le parti.

Tale accordo deve essere comunque notificato dal datore di lavoro, infatti, entro il 1° giugno 2007 (30 giorni prima della scadenza dei sei mesi per effettuare la scelta) il datore di lavoro deve comunicare al dipendente a quale forma pensionistica sarà conferito il suo TFR maturando.

Nel caso in cui l'azienda abbia aderito a più forme pensionistiche il TFR sarà trasferito ad una di esse, in caso quest'ultima non sia stata identificata da un accordo tra le parti, il TFR verrà trasferito accantonato in quella con il numero più alto di lavoratori iscritti. Se, infine, non esistono accordi scritti tra le parti e neanche una forma pensionistica complementare collettiva, il TFR futuro verrà trasferito ad un fondo istituito presso l'INPS che accoglierà il TFR maturando residuale che non ha trovato trattamento in nessuna delle precedenti modalità di conferimento.

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il
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