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Rinnovo contratti, sblocco stipendi e aumento statali, polizia, forze dell'ordine, vigili fuoco, carabinieri: più vicino sciopero

I sindacati hanno scelto l'arma della protesta in piazza per chiedere lo sblocco adeguato del contratto dei dipendenti pubblici.




Proclamato per il 20 novembre lo sciopero generale nazionale di tutte le categorie pubbliche. Nel mirino ci sono i provvedimenti assunti di recente dal governo e previsione sul rinnovo del contratto degli statali. A chiamare a raccolta i lavoratori è il consiglio nazionale Usb Pubblico impiego, che invita alla partecipazione alla protesta anche i dipendenti delle aziende partecipate, degli appalti della pubblica amministrazione e di ogni comparto legato alle politiche pubbliche. L'obiettivo è cambiare le misure previste per via parlamentare poiché solo alla fine dell'anno sarà definita la versione definitiva della manovra. Lo sciopero segue la giornata di mobilitazione del 16 ottobre e la protesta delle forze di polizia e dei vigili del fuoco del giorno precedente.

L'indice è puntato non solo con il ritardo nei tempi dello sblocco del contratto, su cui esiste una sentenza dell'Alta Corte a cui il governo deve dare seguito, ma anche contro i circa 300 milioni che verrebbero messi sul tavolo delle trattative. A detta dei sindacalisti, si tratta di una cifra insufficiente poiché, a conti fatti, si tratterebbe di un aumento di circa "5 euro medi lordi". Di fatti, si tratterebbe di una proroga del blocco dei contratti. Secondo l'Avvocatura dello Stato l'impegno di spesa massimo richiesto allo Stato ammonterebbe a 35 miliardi di euro. Per la Confsal-Unsa occorrerebbero in maniera verosimile, considerando anche l'inflazione, almeno 6,5 miliardi di euro.

L'esecutivo viene ritenuto responsabile dal consiglio nazionale Usb Pubblico impiego anche dei tagli alle spese delle amministrazioni, della "costruzione di un sistema fiscale a misura delle imprese", dell'assenza di cambiamenti all'attuale legge previdenziale, dell'ennesimo "assalto alla scuola pubblica, alla sanità, al welfare" e della "spinta a ulteriori privatizzazioni in danno dei cittadini". I dettagli saranno definiti domani martedì 20 ottobre 2015, quando si riuniranno i segretari confederali del pubblico impiego. Ad aggiungersi e a rilanciare la giornata di protesta sono infatti anche le altre sigle sindacali, a iniziare dalla Cgil che parla di "vergogna".

Per il segretario generale della Confsal Unsa, Massimo Battaglia, "si tratta di una implicita violazione dei principi della sentenza" dei giudici dell'Alta Corte. Il confronto tra governo e sindacati prenderà il volo solo dopo la riduzione del numero dei comparti pubblici, da 11 a 4, di cui è stato già dato mandato all'Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il