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Pensioni novità e ultime notizie documento ufficiale spedito all'Unione Europea per riforma pensione con interessanti indicazioni

Nel documento programmato di bilancio 2016 è chiara la mancanza di volontà politica del governo a introdurre novità sulle pensioni.




C'è un'altra chiave di lettura per capire le scelte del governo sulle pensioni ovvero l'assenza di novità vere. Nonostante il muso duro mostrato dal premier Matteo Renzi, le misure sono pensate per non scontentare la Commissione europea. Non è mai stato in discussione il ribaltamento dell'attuale legge previdenziale, certo, ma anche sui provvedimenti la reale volontà politica di intervenire è sempre stata piuttosto bassa. D'altronde, Bruxelles ha sempre invitato a una politica conservativa rispetto alle pensioni e ha sempre visto con favore le nome adesso in vigore per via degli ingenti risparmi di spesa che è in grado di garantire nell'ambito dell'equilibrio dei conti pubblici.

La conferma è arrivata dal documento programmato di bilancio 2016, a firma di Pier Carlo Padoan, ministro dell'Economia, inviato alla Commissione europea. Vengono riassunte le principali misure adottate in materia, dall'istituzione presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali di un fondo per la lotta alla povertà e all'esclusione sociale, al quale è assegnata la somma di 600 milioni di euro per il prossimo anno e di un miliardo a decorrere dal 2017, all'aumento (minimo) della soglia di reddito entro la quale i pensionati non pagano l'Irpef, dalla settima salvaguardia a favore dei soggetti senza lavoro e senza i requisiti per accedere al trattamento previdenziale all'estensione del contributivo donna per consentire alle lavoratrici il congedo a 57-28 anni di età con 35 anni di contributi, passando per la staffetta ibrida con cui i lavoratori 63enni possono concordare il dimezzamento dell'orario di lavoro.

E viene anche sottolineato come l'attuale impalcatura previdenziale non venga intaccata. Di più: le misure impegnano solo parzialmente le casse dello Stato perché sono finanziate anche estendendo l'intervento sull'indicizzazione degli assegni previdenziale e senza aumentare le tassi per famiglie e imprese. Insomma, si tratta di una conclusione che va nella direzione contraria dei tanti annunci dei mesi scorsi sulla necessità di migliorare il sistema delle pensioni in Italia.

Andando nel dettaglio, la spesa per pensioni in rapporto al Pil è in calo a partire dal 2015 per via delle norme introdotte con l'attuale legge sulla previdenza. Partendo dal un livello pari al 15,8% del Pil, la spesa pensionistica viene data in diminuzione fino a raggiungere il 15,3% nel 2020. Negli anni successivi - immagina il governo - per via dell'impatto sulla previdenza delle baby pensioni, il rapporto riprenderà a crescere fino a raggiungere il livello massimo del 15,9 per cento del Pil nel 2040. Nella fase finale del periodo di previsione, il rapporto tra spesa pensionistica e Pil scenderà attestandosi intorno al 13,8% nel 2060.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il