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Riforma pubblica amministrazione: i punti cruciali di scontro aumento stipendi e rinnovo contratti statali e forze dell'ordine

C'è lo sblocco del contratto degli statali a tenere impegnati governo e sindacati. I 300 milioni di euro ipotizzano sembrano non bastare.




Lo scontro sul rinnovo dei contratti degli statali viaggia su due binari differenti. Il primo è quello della tempistica con cui il governo sta dando seguito alla sentenza dell'Alta Corte. L'appuntamento slitta a dopo il riordino dei comparti pubblici che, in ossequio alla riforma Brunetta, da 11 diventeranno 4: ministeri, presidenza del Consiglio, Agenzie fiscali e enti previdenziali, Scuola (Università e ricerca), Sanità, Enti locali.

La riorganizzazione inciderà anche sui rapporti di forza in sde di trattative poiché la rapresentanza sindacale sarà numericamente ridotta. In seconda battuta c'è il nodo delle risorse. Stando alle voci che circolano da alcuni giorni, l'esecutivo intende investire tra i 300 e i 400 milioni di euro. Una cifra considerata insufficiente dagli stessi sindacati poiché si tradurrebbe in un aumento effettivo di circa 10 euro lordi al mese.

L'ira dei rappresentanti dei lavoratori si tradurrà nella protesta pubblica che l'Usb Pubblico impiego sta organizzando per il 20 novembre. Già lo scorso venerdì, in coincidenza con la presentazione della manovra finanziaria, militari e forze di polizia avevano protestato, su sollecitazione di Sap, Coisp Consap, Sappe, Sapaf Conapo e Cotipol, anche contro la politica dei tagli e degli accorpamenti. Eppure, proprio il mancato accorpamento delle prefetture (Teramo, Chieti, Vibo Valentia, Benevento, Piacenza, Pordenone, Rieti, Savona, Sondrio, Lecco, Cremona, Lodi, Fermo, Isernia, Asti, Verbano-Cusio-Ossola, Biella, Oristano, Enna, Massa-Carrara, Prato, Rovigo, Belluno) potrebbe incidere nella decisione finale del governo sulle somme che destinerà allo sblocco dei contratti dei dipendenti pubblici.

C'è poi lo studio di Confsal-Unsa, secondo cui il bonus da 80 euro, a cui hanno diritto anche gli statali con un stipendio fino 24.000 euro all'anno e in misura ridotta fino a 26.000, verrebbe perso in fase di rinnovo. Sono poi arrivate le prime cifre sui pensionamenti obbligatori, scattati nella pubblica amministrazione dopo l'entrata in vigore delle regole del decreto Madia. A quasi un anno si contano così 5.200 uscite tra i lavoratori con età compresa tra i 65 e 66 anni e tre mesi, frutto dell'abolizione del trattenimento in servizio e della risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro. In particolare per circa 2.200 l'uscita è avvenuta al compimento dei 65 anni, il cosiddetto limite ordinamentale, valido per la gran parte della categoria. Si tratta di numeri usciti nel corso di un'interrogazione in commissione Lavoro alla Camera dei deputati.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il