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Pensioni novità mini pensioni, quota 100 inediti documenti spediti a Ue, riforma Pa, riforma sussidi: ultime oggi giovedì

Le novità per le pensioni non sono così ostacolate dall'Unione Europea, ma forse, è parte della politica che le vuole bloccare come dimostra un interessante documento.




AGGIORNAMENTO: Da sempre si è detto che l'Ue era contraria alle novità sulle pensioni come quota 100 o le mini pensioni. Ma il documento che trapela oggi giovedì 22 Ottobre spedito dall'Italia all'Ue mostra che noi stessi continuano a ribadire di non voler toccare il capitolo previdenziale, se non marginalmente. E stando alle ultimissime notizie, sempre secondo indiscrezioni, l'Unione Europea favorirebbe norme come l'assegno universale e non è un caso che il Ministro dell'Economia ha iniziato un progetto di assegno universale europeo presentandolo proprio a Bruxelles. E se poi la stessa Ue ci permette di cancellare l'Imu e la Tasi, perchè non dovrebbe concedere nuove norme sulle pensioni quando è chiaro che quelle attuali bloccano l'occupazione e fanno aumentare la disoccupazione giovanile? Vi rimandiamo sotto, al capitoletto, pensioni per tutti i dettagli delle lettera e del documento Ue inviato.

Continua a mancare il coraggio del governo ad agire sulle pensioni mentre l’Ue dimostra di non essere poi così contraria a novità pensioni nel nostro Paese. Le ultime notizie su piani di rateazione dei pagamento delle cartelle Equitalia a partire da giovedì 22. Cosa sta cambiando

Pensioni quota 100, mini pensioni: L’Unione Europea, particolarmente attenta alla tenuta dei conti pubblici, si è sempre detta contraria a cambiamenti sulle pensioni, sostenendo la posizione del ministro dell’Economia che ha sempre ribadito la necessità di mantenere l’attuale legge pensioni ancora così com’è almeno nell’immediato futuro, visto che è l’unica legge capace di garantire sostenibilità finanziaria al nostro Paese. L’unica misura su cui si è sempre detta favorevole è l’assegno universale, già in vigore in quasi tutti gli altri Paesi Europei. Ma la realtà potrebbe esse ancora diversa: l’Ue, infatti, non sarebbe del tutto contraria a cambiamenti sulle pensioni, visto che sosterrebbe provvedimenti collegati a lavoro e welfare. Se cioè le misure risultassero vantaggiose per il rilancio dell’occupazione, allora l’Ue ne sarebbe d’accordo. Ma nella nuova Manovra Finanziaria non è previsto nulla di tutto questo, nulla su piani di quota 100, mini pensione, contribuivo ed anche sull’assegno universale. Contrarietà dell’Ue e scarsa disponibilità di fondi sono le ‘scuse’ usate dal governo per non agire sulle pensioni, considerando che la stessa Ue si è sempre detta anche contro l’abolizione delle tasse sulla casa ma comunque Renzi è andato avanti su questa strada prevedendo nella nuova Manovra abolizione di Imu e Tasi. Se, dunque, l’intenzione era quella di seguire le indicazioni Ue per la definizione di misure da inserire nella nuova Manovra nulla avrebbe dovuto essere previsto nemmeno in tal senso. Ciò dimostra come a bloccare nuovi provvedimenti sulle pensioni sia, forse, la volontà del governo. Pur essendoci infatti, come dimostra il continuo impegno delle diverse forze politiche nelle proposte di cambiamenti, manca il coraggio di agire su una legge che, comunque, garantisce fino al 2021 ben 80 miliardi di euro di risparmio, pur a fronte di condizioni decisamente rigide per i lavoratori. Questa linea si evince anche dalla lettera di presentazione della Manovra inviata al Commissario Ue Moscovici, che dimostra anche la poca volontà da parte dello stesso governo di cambiare le attuali norme. Sono, infatti, solo previste misure che riguardano l’aumento della no tax area per i pensionati over 75, proroga del contributivo donna solo per il 2015, e possibilità di staffetta ibrida per gli over 63, che dovrebbe spingere appunto l’occupazione giovanile, provvedimenti minimi che di fatto non modificano l’attuale legge.

Riforma partecipate: Tra un anno circa 3.200 società partecipate dagli enti locali potrebbero essere cedute o liquidate secondo quanto previsto da un decreto attuativo della riforma della P.A. La bozza del decreto prevede che entro tre mesi Comuni e Regioni effettuino una ricognizione delle società che controllano o alle quali partecipano e definisce una serie di settori in cui è ammesso che gli enti locali operino attraverso società. Sei i comparti in tutto, dalla produzione di un servizio di interesse generale, alla progettazione e la realizzazione di un’opera pubblica, alla gestione di un’opera in partenariato con un privato, all’autoproduzione di beni o servizi strumentali, allo svolgimento di attività amministrative inerenti l’attività istituzionale, ai servizi di supporto a enti senza scopo di lucro. Ciò che non rientra n questi settori dovrà essere ceduto o liquidato entro 12 mesi. Nascerà una nuova Authority, un Organo di 0vigilanza, che avrà poteri ispettivi nei confronti di tutte le società a partecipazione pubblica e che potrà utilizzare anche la Guardia di Finanza. Se dalle ispezioni dovessero emergere irregolarità o uno stato di crisi, l’Organismo di vigilanza potrà chiedere al ministero del Tesoro il commissariamento della società. Sarà il Tesoro a decidere il destino della partecipata e ne potrà disporre anche la liquidazione. Per quanto riguarda le partecipazioni in rosso, gli azionisti pubblici dovranno accumulare in un fondo una quota pari alla perdita (in proporzione alla partecipazione) e per tutti gli amministratori ci sarà un taglio dei compensi, che saranno commisurati ai risultati. Per chi è in rosso è previsto un taglio automatico del 30%.

Rateizzazione Equitalia: Da giovedì 22 ottobre parte la nuova possibilità prevista per chi è già decaduto da piani di pagamenti rateizzati delle cartelle Equitalia. Da giovedì prossimo ed entro trenta giorni, si potrà presentare la domanda per essere riammessi al pagamento frazionato, che secondo il nuovo piano potrà essere di 72 rate pagabili in sei anni. La riapertura dei termini riguarda, in particolare, i contribuenti decaduti dalla rateizzazione nel periodo che va dal 22 ottobre 2013 al 21 ottobre 2015. La domanda dovrà essere presentata entro il 21 novembre. E’ stato, inoltre, introdotto anche il principio del lieve inadempimento, vale a dire il ritardo nel versamento non superiore a cinque giorni, cioè il versamento di una rata per un importo più basso, se lo scostamento non supera il 3%.

Riforma aiuti disoccupazione: Naspi, Asdi e Dis Coll sono i nuovi sussidi per i disoccupati 2015 previsti dal Jobs Act. La Naspi è la Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego, che sostituisce Aspi e Mini Aspi, e per richiederla si può inoltrare domanda all’Inps dallo scorso 15 luglio. E’ lo stesso Istituto ad erogare mensilmente la Naspi, per un massimo 24 mesi e gli importi massimi saranno di 1.300 euro al mese. La Naspi è stata estesa a 24 mesi anche dopo il 2016, mentre inizialmente, dal 2017, la durata massima si sarebbe ridotta a 18 mensilità. L’ammortizzatore in costanza di rapporto di lavoro durerà 24 mesi in un quinquennio mobile, periodo che sale fino a 36 se si usa la solidarietà e sulle aliquote di applica il meccanismo bonus malus. Per richiedere la Naspi è necessario essere in stato di disoccupazione; far valere, nei quattro anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione, almeno tredici settimane di contribuzione, o diciotto giornate di lavoro effettivo o equivalenti, a prescindere dal minimale contributivo, nei dodici mesi precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione. Per richiedere la Naspi, bisogna presentare domanda all’Inps entro i 68 giorni successivi dalla conclusione del rapporto di lavoro e per beneficiarvi il lavoratore disoccupato deve dimostrare periodicamente che è impegnato nella ricerca di un nuovo lavoro. Non possono chiedere la Naspi i dipendenti a tempo indeterminato delle pubbliche amministrazioni e gli operai agricoli a tempo determinato o indeterminato, giacchè si tratta di lavoratori tutelati già dai propri regolamenti. Terminata la Naspi,. Se ancora non si è trovato un nuovo impiego, si può richiedere l’Asdi, un nuovo assegno di disoccupazione, pari al 75% dell’ultima mensilità della Naspi percepita. L’ Asdi viene rilasciata per i 6 mesi successivi a Naspi ma chi lo percepisce deve obbligatoriamente aderire a un progetto personalizzato redatto da centri per l’impiego, partecipando a corsi di orientamento e formazione. Infine, c’è il Dis Coll, misura sperimentale per i lavoratori disoccupati iscritti alla gestione separata dell’Inps e CoCoPro, collaboratori coordinati e continuativi e a progetto, che prevede l’erogazione di un assegno pari al 75% del reddito medio mensile nei casi in cui il reddito mensile sia pari o inferiore a 1.195 euro mensili nel 2015 e non può essere superiore ai 1.300 euro nel 2015. Anche il Dis Coll viene erogato mensilmente e anche in questo caso deve essere richiesto esclusivamente online all’Inps entro 68 giorni dalla perdita del lavoro. Per richiedere il Dis Coll si possono inoltrare domande già dallo scorso maggio.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il