BusinessOnline - Il portale per i decision maker








Pensioni novità fattibili senza scuse come cancellazione Imu e Tasi, riforma Unioni civili, riforma sanità: ultime oggi venerdì

La critica per le mancate novità sulle pensioni da esperti e iter sulla riforma delle unioni civili sempre più caldo così come il dibattito sui tagli alla sanità




Le mini novità sulle pensioni approvati nella nuova Manovra Finanziaria sembrano dimostrare la poca volontà del governo di cambiare l’attuale legge e in tanti commentatori anche oggi venerdì 23 Ottobre sottolineano che se si è cambiata la Tasi e Ll'imu si possono cambiare le pensioni ed avrebbe anche più senso economico. ( lo abbiamo visto nel paragrafo sotto). Nel frattempo è sempre più acceso lo scontro sulle ultime notizie che cancellano esami sanitari e riducono le possibilità di cure mediche per le famiglie italiane.

Pensioni: I mini provvedimenti sulle pensioni approvati nella nuova Manovra Finanziaria sembrano dimostrare la poca volontà del governo di cambiare l’attuale legge. E’ vero che si tratta di norme rigide e stringenti che nel corso di questi anni hanno creato discussioni e portato forse politiche e sociali che chiedere continuamente cambiamenti e a presentare incessantemente proposte, ma è anche vero che si tratta dell’unica legge che riesce a garantire stabilità finanziaria al nostro Paese in crisi e che riesce ad assicurare risparmi per ben 80 miliardi di euro fino al 2021. Una cifra decisamente importante da decidere di rinunciarci. E allora ecco che nella Manovra figurano soltanto l’aumento della no tax area per i pensionati over 75, staffetta ibrida per gli over 63 e proroga del contributivo donna ma limitata a questo 2015. Piani che sono stati fortemente criticati dalla Commissione Lavoro, visto che sono costosi e non portano alcun vantaggio, cosa che invece sarebbe stata assicurata da misure come piani di quota 100, mini pensione, contributivo, sia in termini occupazionali, visto che rilancerebbero il mondo del lavoro giovanile, sia in termini di risparmi, nel lungo periodo, che deriverebbero dalle penalizzazioni imposte ai lavoratori che decidono di uscire prima. Chiara dunque la loro convenienza eppure il governo ha detto no. E ha detto no anche quando sembrava che l’Ue potesse aprire a cambiamenti sulle pensioni. Contrariamente infatti a quanto dichiarato fino a qualche settimana fa, l’Ue non sarebbe poi così contraria a cambiare le pensioni italiane, purchè le misure di cambiamento siano collegate a lavoro e welfare, e quali migliori misure dei piani di prepensionamento da sempre in discussione che rilancerebbero l’occupazionale giovanile, e quindi produttività e competitività? La contrarietà dell’Ue è stata considerata dal governo italiano come un blocco a nuovi provvedimenti pensionistici eppure la stessa Ue si è detta contraria anche all’abolizione delle tasse sulla casa, ma in questo caso non se ne è tenuto conto visto e il premier Renzi ha comunque deciso di andare avanti su questa strada, segno che forse il coraggio che ha avuto per proseguire sulla cancellazione di Imu e Tasi, non lo ha per agire sulle pensioni.

Riforma cure mediche: La riforma della Sanità ha cancellato la possibilità di fare esami prioritari per controlli e prevenzioni di ognuno e cura del proprio benessere. Cancellate le cure odontoiatriche, le visite specialiste, gli esami diagnostici. Per poter accedere a questi esami sarà necessario pagare e questo costringe molte famiglie a privarsene. Secondo uno studio Censis realizzato per il forum Ania-Consumatori, quasi un italiano su due è costretto a limitare accertamenti e terapie o ha iniziato a rinviare le scadenze con i medici e i controlli perché non dispone di abbastanza soldi per sostenerli. Nel 41% delle famiglie, dunque, almeno un componente ha dovuto rinviare una prestazione sanitaria. Risulta, inoltre, che gli italiani pagano di tasca propria il 18% della loro spesa sanitaria totale, cioè oltre 500 euro pro-capite l’anno, mentre, per esempio, la percentuale della spesa individuale dei singoli cittadini si attesta in Francia al 7% e in Inghilterra al 9%.

Azioni Poste e Ferrari Borsa: Si chiude domani,giovedì 22 ottobre, il collocamento di Poste Italiane in Borsa. Per i dipendenti, ai quali è riservata una quota dell'offerta retail pari al 3,3%, i termini per l'adesione si chiudono oggi 21 ottobre. Al termine del periodo di offerta, il Ministero dell’Economia determinerà il prezzo definitivo dell'offerta pubblica e quello applicabile al collocamento istituzionale. Il prezzo di offerta sarà il minore tra il prezzo istituzionale e il prezzo massimo (7,5 euro). L'offerta pubblica di vendita (Opv o Ipo in inglese) è fissata a 6-7,5 euro per azione che attribuisce alla società un valore tra i 7,8 e 9,8 miliardi di euro. Il collocamento è del 34,7% del capitale che dovrebbe salire al 38,2%. L'obiettivo è di avviare le contrattazioni da martedì 27 ottobre. Con questa operazione, una buona parte del gruppo Poste valutato tra i 7,8 e i 9,8 miliardi di euro, passa così dal controllo dello Stato italiano agli investitori di Piazza Affari: il 70% a quelli istituzionali, mentre il 30% a investitori privati. I clienti retail che manterranno il possesso delle azioni per un anno avranno un’azione gratis ogni 20, mentre ai dipendenti saranno garantiti due lotti minimi per un totale di 100 azioni e riceveranno un'azione gratuita ogni 10 mantenute per dodici mesi. Per i lotti successivi il trattamento sarà per tutte le tipologie di clienti. I risparmiatori che vogliono partecipare al collocamento delle azioni di Poste italiane possono farlo attraverso la propria banca. 52 dollari è, invece, il prezzo fissato a Wall Street per le azioni Ferrari. Fca offre sul mercato 17,18 milioni di titoli Ferrari che, a un prezzo di 52 dollari per azione, portano la raccolta con la quotazione a 893,36 milioni di dollari, cui si aggiunge l'opzione per le banche di acquistare ulteriori 1,17 milioni di titoli, che fanno salire le azioni in vendita a 18,8 milioni, con una valutazione complessiva della società che sfiora i 10 miliardi di dollari

Riforma Unioni Civili: Slitta ancora la discussione sulla riforma delle Unioni Civili che potrebbe essere rimandata all'inizio del prossimo anno, secondo la senatrice dem e prima firmataria dello stesso ddl, Monica Cirinnà, a gennaio o al massimo a febbraio. Ma le norme che dovrebbero regolamentare le unioni civili potrebbero spaccare la maggioranza, tra i sostenitori dei nuovi provvedimenti e coloro che si oppongono. Mara Carfagna ritiene che il ddl da lei presentato, che è stato sottoscritto da quasi quaranta miei colleghi di partito, possa rappresentare la giusta mediazione, che forse può mettere d'accordo tutte le parti, da Forza Italia al Partito democratico. Si tratta di un testo che prevede il riconoscimento di diritti, doveri e responsabilità per le coppie omosessuali pubblicamente riconosciute; che fornisce certezze sull'eredità, sulla pensione di reversibilità, sulla possibilità di subentrare al contratto di locazione; e che garantisce l'assistenza sanitaria e quella penitenziaria; ma che non ammette l'equiparazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso al matrimonio tradizionale ed eterosessuale, così come non prevede la stepchild adoption.

Ti è piaciuto questo articolo?




Commenta la notizia



Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il