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Pensioni novità e ultime notizie autorità vogliono far credere che nostro sistema sia il migliore seppur in realtà è il peggiore

Il confronto tra il sistema delle pensioni in Italia e quello degli altri Paesi è scoraggiante. Non bastano le novità in arrivo per un cambiamento vero.




Le condizioni per andare in pensione sono più rigide in Italia rispetto agli altri Paesi europei? Sembra proprio di sì, nonostante le ultime notizie diffuse dai rapporti ufficiali, tra cui quello sul Bilancio sociale dell'Inps. Ci sono infatti notizie in contraddizione, ad esempio, con il dossier della Camera dei Deputati sui cambiamenti in materia previdenziale in Francia, Germania, Gran Bretagna e Spagna. In buona sostanza, quasi a mo' di giustificazione delle norme che regolano le pensioni in Italia, viene spiegato come nei principali Paesi europei, il requisito anagrafico per andare in pensione è fissato a 67 anni. Ma in realtà i sistemi sono più complessi sia perché ci sono molte forme di flessibilità e sia per la presenza di strumenti di sostegno al reddito.

Sul primo versante, è stata anche la Germania a rendere meno penalizzazione l'uscita dal lavoro con qualche anno di anticipo. Ad esempio, è possibile andare in pensione a 63 anni con 45 anni di contributi. Allo stesso tempo sono previsti forti incentivi per chi non si congeda nonostante la maturazione dei requisiti richiesti ovvero il 6% per ogni anno in più. Per quanto riguarda il sostegno al reddito, l'Italia è l'unica tra i grandi Paesi a non aver adottato l'assegno universale. Di recente il ministro dell'Economia ha cercato di coinvolgere Bruxelles chiedendone il finanziamento per tutti i disoccupati europei. Di più. per accedere alle prestazioni minime, in Gran Bretagna e nelle altre nazioni, i contributi richiesti sono inferiori rispetto a quanto succede da queste parti.

Attualmente in Italia per andare in pensione servono 66 anni e 3 mesi per lavoratori dipendenti e autonomi e per lavoratrici del settore pubblico, 63 anni e 9 mesi per lavoratrici del settore privato; 64 anni e 9 mesi per lavoratrici autonome. Per quanto riguarda la pensione anticipata, a chi è in possesso di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995, sono richiesti 42 anni e 6 mesi di anzianità contributiva per gli uomini e 41 anni e 6 mesi per le donne. Dal primo gennaio del prossimo anno, invece, sono necessari altri quattro anni di lavoro in più. E l'asticella è destinata ad alzarsi ogni due anni a questo ritmo, giustificata dall'aumento delle speranze di vita.

I tentativi per ammorbidire le regole attuali sono stati tanti, come le proposte di applicare la cosiddetta quota 100 come somma dell'età anagrafica e degli anni contributivi per rititarsi a vita privata; l'introduzione delle mini pensioni per consentire il ritiro dal lavoro degli over 55 disoccupati e senza sostegno al reddito; l'estensione a tutti i lavoratori del calcolo dell'assegno con il sistema contributivo anche in un'ottica di ricambio generazionale; la legge ibrida Renzi-Boeri; il congedo a 62 anni con 35 anni di contributi con penalizzazione massima dell'8%. Ma per ora sta rimanendo tutto fermo.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il