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Pensioni ultime notizie tutti i numeri che non tornano in base alle recenti statistiche. E sono tanti

I numeri sulle pensioni dipingono un quadro decisamente negativo: ultime notizie e l’urgenza di agire per rivedere l’intero sistema previdenziale




Non solo conti in rosso per l’Inps e spese esagerate per i vitalizi ei politici: le ultime notizie sui numeri delle pensioni rivelano un quadro decisamente negativo e confuso che meriterebbe di essere cambiato. Secondo le novità contenute nel Rapporto sugli ammortizzatori sociali della Uil, nel 2014 sono stati spesi 23,9 miliardi per ammortizzatori sociali, tra cassa integrazione, Aspi, mini Aspi e disoccupazione, con un saldo negativo di 14,6 miliardi di euro. Circa 14 miliardi di euro, dunque, sono stati pagati per finanziare cassaintegrazione e i diversi aiuti alla disoccupazione, cifra che invece avrebbe potuto permettere di agire sulle pensioni con l’approvazione dell’assegno universale che non varrebbe per tutti ma certamente per buona parte dei cittadini italiani e contribuirebbe a rilanciare consumi nonché fiducia.

In particolare, il segretario confederale Loy ha spiegato che nel 2014 i cittadini che hanno beneficiato di uno degli ammortizzatori sociali sono stati oltre 3,9 milioni (-14% sul 2013), precisando però che molto deve essere migliorato in questo settore, perché non tutti sono d’accordo con l’erogazione della Naspi come forma di reddito alle persone. Sarebbe necessario, secondo Loy, risolvere alcuni errori nati con l’entrata in vigore dei nuovi ammortizzatori sociali.

I numeri negativi sulle pensioni sono confermati anche dal boom di pensioni anticipate, ben 109mila primi 9 mesi del 2015. Nonostante, infatti, le possibili penalizzazioni cui i lavoratori sanno di andare incontro decidendo di lasciare prima il lavoro rispetto alla soglia di uscita fissata, sono aumentate le richieste di poter andare in pensione prima e il motivo risiede nel fatto che aspettando ancora, cioè i 2016, si sarebbe soggetti ad un ulteriore aumento dell'età pensionabile che scatterà dal primo gennaio 2016 portando l'età di uscita a salire di quattro mesi, passando da 66 anni e tre mesi a 66 anni e sette mesi, scatto a cui molti lavoratori non vogliono assolutamente essere soggetti.

Sono inoltre diminuite le nuove pensioni previdenziali, sia nel numero che nell'importo complessivamente erogato e oltre il 10% non supera i 500 euro mensili. Il problema degli assegni minimi è al centro di discussioni da mesi, ma nulla è stato fatto nemmeno in questa nuova Manovra. Il presidente dell’Inps ha lavorato, sin dall’inizio del suo mandato, alla revisione del sistema previdenziale in modo da rimetterlo in equilibrio ma se dal governo non partono i provvedimenti giusti sarà difficile riuscire nell’obiettivo.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il