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Pensioni ultime notizie Social Justice Index indica ancora una volta urgenza quota 100, assegno universale, mini pensioni

Italia ancora in crisi, crescono differenze tra sussidi e pensioni e si continua a discutere di necessità di cambiamento dell’attuale legge previdenziale: ultime notizie possibili novità future




Portogallo, Grecia, Spagna ma anche la nostra Italia fanalino di coda della classifica del Social Justice Index, secondo cui i giovani europei sono 'i grandi perdenti della crisi europea economica e del debito'. Le novità, chiaramente negative, si concentrano sulle forti differenze esistenti oggi ma che, secondo le previsioni, potrebbero aumentare ancora tra nuove generazioni, decisamente penalizzate da un punto di vista lavorativo e destinate a pensioni da fame, e e vecchie generazioni, quelle dei pensionati di oggi.

Dai dati emersi dal Social Justice Index,  la percentuale media dei ragazzi a rischio povertà ed esclusione sociale è aumentata dal 2007 passando dal 26,4 al 27,9%, mentre nella fascia di popolazione a partire dai sessantacinque anni d'età lo stesso valore si è ridotto dal 24,4 al 17,8%. Si tratta di un dato che, secondo il rapporto, è il risultato di scelte politiche che hanno garantito che il potere di acquisto delle pensioni potesse reggere nonostante la recessione, tutelando, però, meno i giovani, riducendo tutele e sussidi.

Si tratta, come si evince chiaramente, di dati che dimostrano come sia necessaria una sistemazione e un riordinamento di sussidi e pensioni per permettere a lavoratori più anziani di andare in pensione prima in modo da creare nuove opportunità lavorative per i più giovani. Questo meccanismo si può innescare attraverso l’approvazione di piani di prepensionamento come quota 100, mini pensione, contributivo, staffetta per tutti, ma anche legge ibrida Renzi-Boeri o nuovo piano, basato su quota 100 e penalizzazioni differenziate che oggi 28 ottobre la Commissione dovrebbe presentare, e assegno universale.

Sono piani che permetterebbero l’uscita prima e il conseguente rilancio dell’occupazione ma che garantirebbero anche un vantaggio in termini di risparmi ma nel lungo periodo. Si tratta di risorse che deriverebbero dalle penalizzazioni previste da ognuno dei piani detti che, però, inizialmente comunque richiederebbero l’impiego di soldi. Ed è proprio la mancanza di questi soldi necessari per il breve periodo ad aver bloccato finora ogni cambiamento, le speranze ora si concentrano sul nuovo margine di manovra concesso dall’Ue.
 

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il