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Partita IVA regime dei minimi nuovo e regole ufficiali per tutti i professionisti 2016: cosa cambia, come funziona Governo Renzi

Ancora una rivisitazione delle regole delle regole sulle partite IVA 2016 sia per il regime agevolato sia per quello ordinario.




Sono tante le novità che la manovra finanziaria prevede per le partite IVA 2016, sia per il regime agevolato sia per quello ordinario. Sotto il primo punto di vista il cosiddetto regime dei minimi sarà inglobato in quello forfettario. In questo contesto i due principali cambiamenti sono l'innalzamento della soglia dei ricavi da 15.000 a 30.000 euro e la possibilità per le start up di aderire per i primi 5 anni pagando l'imposta sostitutiva al 5%. Altri due parametri sono la soglia di 5.000 euro lordi in spese annuali per dipendenti e collaboratori e in 20.000 euro per l'acquisto di beni strumentali, a esclusione dei beni immobili per la professione. Non c'è più il limite dei 35 anni per rimanere nel regime.

Non occorre versare dell'IVA, si rimane fuori dagli studi di settore e dall'obbligo di tenuta delle scritture contabili. Ricavi e compensi non sono assoggettati a ritenuta d'acconto. Un importante aspetto di cui tenere conto è l'impossibilità di detrarre spese per l'esercizio della professione per il calcolo dell'imponibile. Chi è attualmente nel regime dei minimi può continuare a restare fino al completamento del quinquennio agevolato o comunque fino al compimento dei 35 anni.

Per le start up ci sono tre condizioni da rispettare: la nuova attività non deve essere il proseguimento di un lavoro precedentemente svolto da dipendente, nei tre anni precedenti l'avvio non bisogna aver esercitato attività artistica, professionale o d'impresa, anche in forma associata o familiare, la soglia dei ricavi deve essere inferiore a 30.000 euro.

Infine, per le partite IVA a regime ordinario, l'intenzione del governo è di concedere maggiori tutele, come la possibilità di beneficiare del congedo parentale per un periodo di 6 mesi entro i primi 3 anni di vita del bambino, l'indennità di maternità erogata dall'Inps al di là dalla effettiva astensione dal lavoro, la detraibilità di tutte le spese di formazione, la fissazione di tempi certi per ricevere pagamenti con tanto di sanzioni a carico dei committenti inadempienti.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il