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Pensioni ultime notizie tra blocchi e rilanci tutte le nuove affermazioni Morando, Renzi, Padoan, Poletti, Boeri, Damiano

Nuove affermazioni da parte di autorevoli esponenti del governo su possibili novità ancora da definire: posizioni e ipotesi fattibili




Le ultime notizie sulle pensioni riportano nuove affermazioni da parte di autorevoli esponenti del governo  pronti a rimettersi a lavoro sulle pensioni, anche se con qualche remora. Dal sottosegretario all’Economia Baretta che, pur ritenendo che non sia necessario stravolgere del tutto la legge attuale ma garantire solo la possibilità a chi lo volesse di andare in pensione prima, percorso avviato con l’approvazione della staffetta ibrida per gli over 63 contenuta nella nuova Manovra, al viceministro dell’Economia Morando che, pur essendo da sempre contrario a cambiare le attuali norme pensionistiche, negli ultimi tempi vi ha aperto a patto che si mettano a punto soluzioni autofinanziate e completamente a costo zero per lo Stato.

E’ stato lo stesso Morando, però, a spiegare in questi ultimi giorni che prima di eventuali novità sarebbe opportuno procedere con una riduzione del peso della spesa previdenziale che in Italia è decisamente ancora troppo elevata. Il punto è che, come emerso dagli ultimi dati Inps, a pesare particolarmente è la spesa assistenziale più che quella previdenziale, quindi primo step per una revisione delle pensioni sarebbe proprio la divisione netta tra spesa assistenziale e spesa previdenziale. A sostenere una ripresa dei lavori sulle pensioni nei prossimi mesi anche il premier Renzi che ha preferito rimandare tutto per avere più chiaro il quadro delle disponibilità economiche da impiegare.

Con la concessione di nuovi fondi da parte dell’Ue al nostro Paese, bisognerà ora valutare se impiegarli in nuovi provvedimenti per le pensioni da inserire in extremis nella nuova Manovra, anche volti al miglioramento delle misure già approvate, come rinvio della proroga del contributivo donna, estensione della staffetta ibrida per gli over 63, e avvio della no tax area dal 2016. Agire sulle pensioni per Renzi sarebbe una mossa vincente in vista delle prossime elezioni amministrative e delle prossime elezioni di governo che si terranno nel 2018.

Ha aperto a decreto previdenza e assegno universale anche il ministro dell’Economia Padoan che, come ben noto, non è mai stato favorevole a cambiare le attuali norme pensioni, considerandole le uniche capaci di garantire sostenibilità finanziaria al nostro Paese in crisi. Ma è evidente che, soprattutto per adeguarsi al modello europeo, da qualche parte bisogna pur iniziare e per Padoa si potrebbe partire dalla revisione delle agevolazioni fiscali per le famiglie, così come era nei piani iniziali di Renzi, per recuperare le risorse economiche necessarie all’approvazione dell’assegno universale, che già esiste in quasi tutti gli altri Paesi europei.

Pronto a riprendere le discussioni sulle pensioni per una soluzione universale, il presidente dell’Inps Boeri che ha fortemente criticato le misure della Manovra del governo Renzi che non prevedono nulla sull’abbassamento dell’età pensionabile per tutti, e che continua a dimostrare di essere effettivamente l’unico a continuare ad andare avanti sui cambiamenti pensionistici e in settimana ha presentato tre nuovi piani di lavoro, dall’approvazione del sistema contributivo con penalizzazioni che a arriverebbero ad un massimo al 20% e sarebbero inferiori a quelle imposte dal contributivo donna, che si aggirano intorno al 25, 30%; all’assegno universale per gli over 55 con possibilità di estensione a tutti nel caso di disponibilità di fondi; al piano ibrido Renzi-Boeri.

Questo meccanismo, che combina piani di quota 100, contributivo, mini pensione, permetterebbe di andare in pensione a 62, 63 anni e 35 anni di contributi con penalizzazioni fino ad un massimo del 12%, cioè del 3% per ogni anno di anticipo in cui si decide di lasciare il lavoro fino a 62 anni, ma alleggerite dall’erogazione di una mini pensione che dovrà essere restituita, una volta maturati i normali requisiti pensionistici, con decurtazioni sull’assegno finale che sarà calcolato esclusivamente sulla base di contributi versati durante la propria vita lavorativa. Si tratta di un sistema che però sarebbe più costoso rispetto al contributivo, interamente a costo zero e a carico dei cittadini, e che potrebbe essere accompagnato dalla cancellazione delle ricongiunzioni onerose.  

Anche il ministro del Lavoro Poletti si è detto dalla parte di novità purchè siano collegate al lavoro e al rilancio dell’occupazione,soprattutto giovanile, senza però fornire soluzioni definitive. Torna a rilanciare cambiamenti per le pensioni il presidente della Commissione Lavoro, Cesare Damiano, che però ha avvertito: è necessari analizzare costi e benefici di eventuali modifiche alle attuali pensioni e ripropone l’uscita a 62 anni di età anagrafica con 35 anni di contributi e penalizzazioni fino all’8% sulla pensione finale. O, in alternativa, l’uscita con 41 anni di contributi per tutti indipendentemente dall'età anagrafica e senza alcuna penalizzazione.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il