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Tre nuovi piani di lavoro presentati dal presidente dell’Inps Boeri per rivedere le attuali norme pensionistiche: cosa prevedono e per chi varrebbero




Il presidente dell’Inps Boeri, lo scorso luglio presentava piano pensioni in cinque punti prevedendo novità per l’erogazione dell’assegno universale per gli over 55; l’unificazione dei trattamenti pensionistici Inps e la cancellazione delle ricongiunzioni onerose che penalizzavano i lavoratori più mobili, rendendole gratis e quindi convenienti per il cumulo dei contributi versati nelle diverse casse; armonizzazione tra i trattamenti delle diverse categorie di pensionati e cancellazione dei vitalizi dei politici; piano di uscita prima con contributivo e penalizzazioni; e possibilità di continuare a versare i contributi anche una volta in pensione in modo da rendere più cospicuo l’assegno finale.

Si tratta di novità che si sperava venissero approvate entro la fine dell’anno ma a distanza di mesi le ultime notizie ben ci spiegano come siamo ancora decisamente lontani dall’approvazione di queste misure che avrebbero dovuto cambiare sistema previdenziale e norme di uscita dal lavoro, oggi considerate troppo rigide. All’indomani però del nulla di fatto rispetto a queste proposte ma anche alle misure minime comprese nella nuova Manovra Finanziaria, il presidente Boeri è tornato a lavorare sulle pensioni e, dopo aver annunciato qualche giorno fa l’intenzione, ferma, di riprendere la discussione previdenziale subito nel 2016, ha presentato nuovi piani ufficiali al governo.

E questa ennesima novità dimostra ancora una volta come Boeri sia effettivamente l’unico che continua ad andare avanti in maniera spedita e diretta sulla strada dell’urgenza di cambiamenti pensionistici e lo ha già confermato dando il via all’operazione trasparenza che finora non ha deluso e alla busta arancione di cui si discuteva da dieci anni ma che nessuno aveva mai avuto il coraggio di avviare. Nei suoi nuovi piani di lavoro, il presidente dell’Inps ha ribadito l’importanza di tre norme principali: approvazione del sistema contributivo con penalizzazioni che a arriverebbero ad un massimo al 20%, elevate, ma che sono comunque inferiori rispetto a quelle imposte dal contributivo donna, che si aggirano intorno al 25, 30%; assegno universale per gli over 55 con possibilità di estensione a tutti nel caso di disponibilità di fondi; piano ibrido Renzi-Boeri.

Questo meccanismo, mix dei piani di quota 100, contributivo, mini pensione, permetterebbe di andare in pensione a 62, 63 anni e 35 anni di contributi con penalizzazioni fino ad un massimo del 12%, cioè del 3% per ogni anno di anticipo in cui si decide di lasciare il lavoro fino a 62 anni, ma alleggerite dall’erogazione di una mini pensione che dovrà essere restituita, una volta maturati i normali requisiti pensionistici, con decurtazioni sull’assegno finale che sarà calcolato esclusivamente sulla base di contributi versati durante la propria vita lavorativa. Si tratta di un sistema che però sarebbe più costoso rispetto al contributivo, interamente a costo zero e a carico dei cittadini, e che potrebbe essere accompagnato dalla cancellazione delle ricongiunzioni onerose.  

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il