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Dollaro euro rapporto, obbligazioni, azioni Borsa, Bot, Btp: cosa comprare, previsioni novembre 2015 migliori investimenti

Sono tante le valutazioni da fare per chi decide di fare investimenti in Borsa, in azioni o obbligazioni. Rendimenti dei titolo di Stato sotto lo zero.




In questa situazione economica incerta, occorre valutare con attenzione le proprie mosse prima di decidere la propria strategia di investimento nel mese di novembre 2015. Il ragionamento vale in modo particolare per chi segue il mercato delle valute, in cui si assiste a un dollaro in progressivo rafforzamento rispetto all'euro. Attualmente il tasso si aggira intorno a 1,10 con un andamento che sembra destinato ad andare verso la parità.

Come spiegato dal CorrierEconomia, ci sono ragioni ben precise per cui investire in Borsa. Nel lungo periodo le performance sono mediamente superiori rispetto ai guadagni dell'investimento in titoli a reddito fisso. Molte società, in questa fase di mercato, hanno rendimenti per dividendi doppi o tripli rispetto alle cedole offerte dai Btp a dieci anni. La diversificazione degli investimenti, realizzata anche attraverso i titoli azionari, può ridurre complessivamente il rischio di portafoglio.

Il risvolto della medaglia è rappresentato dal fatto che le variazioni delle quotazioni dei titoli azionari possono essere brusche e molto ampie ed espongono l'investitore a rischi di perdita rilevanti. Non solo, ma i rendimenti per dividendi non sono assimilabili alla cedola di un bond, perché possono crescere o diminuire in funzione dell'andamento degli utili aziendali. In certi casi le perdite possono consolidarsi nel lungo periodo senza possibilità di recupero del capitale iniziale investito.

La situazione nazionale è poi singolare e non solo per i rendimenti dei titolo di Stato che per la prima volta sono scesi sotto la soglia dello zero. Sotto i segnali di ripresa, benché autentici, e nonostante la fiducia di cui sta godendo l'Italia in attesa che realizzi le riforme promesse, si nasconde una vulnerabilità cronica del nostro Paese. I dati che evidenziano questa fragilità sono i saldi del sistema di transazioni fra banche centrali nell'area euro. L'Italia è in disavanzo: i capitali in uscita dai confini sono più di quelli in entrata.

Se si fa un confronto con la Germania, gli afflussi sono superiori ai deflussi. L'Italia ha pagato la crisi di fiducia e a partire dal luglio 2011 gli investitori esteri hanno iniziato a disfarsi di qualsiasi titolo italiano e il saldo è piombato in rosso fino a un record di meno 289 miliardi di euro nell'agosto del 2012. A fine luglio Mario Draghi aveva pronunciato il suo famoso "whatever it takes". Da allora il deficit dell'Italia è migliorato gradualmente fino a un saldo, sempre negativo ma meno pesante, di 130 miliardi di euro di deficit del luglio 2014. Da quella data però è peggiorato.

Continua a essere poi critica la situazione delle banche greche. I quattro maggiori istituti hanno un deficit di capitale di 14,4 miliardi di euro nello scenario peggiore, e di 4,39 miliardi nello scenario base se l'economia ellenica dovesse andare secondo le previsioni. È quanto è emerso dagli stress test condotti dalla Banca centrale europea sul Banca nazionale greca, Banca del Pireo, Alpha Bank ed Eurobank. Tuttavia si tratta di un risultato "incoraggiante" secondo la Commissione europea ovvero "un passo importante" nell'attuazione del terzo piano di salvataggio.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il