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Pensioni ultime notizie tutti contro INPS. Fa paura ed è un buon segno per piani quota 100, assegno universale, mini pensioni

Continua a far paura il presidente dell’Inps con nuovi annunci su novità pensioni: cambiamenti già approvati e messi in atto e motivi contrarietà politici




Era già accaduto mesi fa ma la situazione sembra ripresentarsi: autorevoli esponenti del governo sono di nuovo contro l’Inps, segno che il presidente dell’Istituto continua a far paura ai politici, lui che è sempre stato l’unico a dimostrare di voler, e di riuscirci, cambiare non solo le pensioni ma l’intero sistema previdenziale per renderlo più flessibile e più equo per tutti. Il presidente dell’Inps, infatti, fin dal suo insediamento è stato l’unico a trasformare in realtà ogni annuncio dato, a partire dalla cosiddetta operazione trasparenza.

E’ stato lui, dopo ben dieci anni di discussioni sempre conclusesi con un nulla di fatto, a dare finalmente il via alla busta arancione e al calcolo automatico della pensione online per tutti i lavorator in maniera graduale, partendo dagli under 40, per poi estenderlo alla fascia 40-50 e quindi agli over 50 da inizio luglio. Ancor prima ha bloccato le erogazioni del Tfr maturato nel periodo di Cassa Integrazione e mobilità di 42 piloti accusati di aver percepito l’indennità prevista dalla cassa integrazione nonostante continuassero a lavorare regolarmente all’estero per altre compagnie, con uno stipendio oscillante tra i 13 e i 15 mila euro; ha fatto emergere le verità sugli assegni gonfiati dell’Inpdap e dei dipendenti Enel; e ha quindi avviato il Progetto ‘Estratto conto dipendenti pubblici’ che interesserà tutti i dipendenti delle Amministrazioni pubbliche del territorio, sia statali che degli enti locali, per i prossimi due anni.

E’ stato lui l’unico a svelare le verità sul fondo pensionistico del clero in rosso che mostra un disavanzo patrimoniale di 2,2 miliardi di euro solo nel 2015. Il motivo di questo andamento risiede fondamentalmente nello squilibrio tra contributi versati e prestazioni erogate (nel 2015 il rapporto contributi/prestazioni è di 1 a 3). All’indomani delle misure pensioni approvate nella nuova Manovra, che il presidente dell’Inps non vede certo di buon occhio, torna a farsi sentire e ha presentato in questi giorni di audizioni in Commissione un nuovo piano in tre macro-punti che in parte riprende quello già presentato lo scorso luglio.

I punti del piano interesserebbero sistema di uscita prima, probabilmente a 63 anni, con quota 100 e con ricalcolo contributivo alleggerito dall’erogazione della mini pensione che funzionerebbe come prestito poi da restituire; cancellazione delle ricongiunzioni onerose e semplificazione del cumulo; ma soprattutto divisione, diventata ormai necessaria, tra spesa assistenziale e spesa previdenziale, cui potrebbe anche aggiungersi l’avvio progressivo dell’assegno universale per gli over 55, anche se proprio nei giorni scorsi, il presidente dell’Inps si è detto aperto alla possibilità di estendere la platea di beneficiari dell’assegno.

Tra le ultime novità le affermazioni sul taglio del 50% per i vitalizi dei politici che superano gli 85mila euro. Secondo l'Inps, pur trattandosi di una platea ridotta, è bene che da coloro che guadagnano eccessivamente si ricavi un contributo maggiore. E il motivo per cui tanti si sono scagliati contro questo annuncio è proprio perché se lo ha annunciato, come le precedenti misure, potrebbe portarlo avanti, andando a colpire innanzitutto proprio coloro che stanno avanzando critiche e contrarietà, a ben donde.

Le novità annunciate da Boeri non sono però piaciute a Brunetta, soprattutto in relazione alla possibilità di calcolo delle pensioni contributive anche per semplici impiegati e operai che con il metodo retributivo guadagnano 1.300 euro. In realtà, come più volte spiegato dal presidente Inps, il ricalcolo contributivo andrebbe a colpire solo ed esclusivamente le pensioni più elevate in parte calcolate con vecchio sistema retributivo e non tutte le pensioni risultate di questo metodo. Ma contro l'Inps si è scagliato anche il presidente della Commissione Damiano che ha semplicemente ribadito quanto già aveva dichiarato mesi fa. Da sempre infatti non appoggia la posizione dell'Inps, soprattutto da quando è stato respinto il suo piano di uscita con 62 anni di età, 35 anni di contributi e penalizzazioni, perchè ritenuto troppo costoso. E si tratta certamente di una strana posizione, considerando che Damiano è da sempre il paladino della revisione flessibile delle pensioni.

L'unica che sembra essere dalla parte dell'Inps sembra Giorgia Meloni di Fratelli d'Italia. La Meloni ha infatti spiegato di essere favorevole al taglio di vitalizi e pensioni d’oro, perché proprio il suo stesso partito nel 2013 aveva già avanzato una proposta di legge per “la revoca dei vitalizi e delle pensioni d’oro (oltre i 5.000 euro) per le quali non si sono versati i necessari contributi”.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il