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Pensioni ultime notizie come proseguono le trattative per novità riforma pensioni quota 100, assegno universale, mini pensioni

Sono in fase di preparazione gli emendamenti sulle pensioni alla manovra presentata dal governo. Le novità sono ritenute insufficienti.




Il capitolo pensioni continua a tenere banco nelle file del governo, come riferiscono le ultime notizie sul faccia a faccia, prima a Montecitorio e poi a Palazzo Madama, con gli esponenti della maggioranza parlamentare. Il punto è molto semplice: le novità inserite nella manovra non sono considerate adeguate a fronteggiare un'emergenza sociale che passa dalla difficoltà dei lavoratori a congedarsi e dal parallelo disagio delle fasce giovanili della popolazione per il perenne stato di disoccupazione. Ecco allora che all'orizzonte si stanno profilando emendamenti al documento elaborato dal governo e che saranno presentati entro lunedì 9 novembre 2015 in commissione Bilancio del Senato per verificarne la fattibilità economica.

Come spiegato dalla minoranza dem, più sensibile sui temi previdenziali, non sarà proposta alcuna rivoluzione. In questa fase non ci sono i tempi e i modi per stravolgere l'impianto messo in piedi dal governo. Ci sarà invece un lavoro ragionato per apportare ritocchi alla manovra che, di fatto, non destina risorse sulle pensioni. I cambiamenti che sono stati immaginati, infatti, saranno finanziati da una stretta sull'indicizzazione degli assegni più elevati. Non solo, ma alcune misure come l'estensione (modesta) della no tax area sono rimandati al 2017. Si tratta del tetto entro il quale i pensionati non pagano l'Irpef. Ebbene, per gli over 75 anni l'innalzamento è di 250 euro (da 7.750 euro a 8.000. euro), per gli under 75 di 50 euro (da 7.500 euro a 7.750 euro).

Potrebbe essere oggetto di emendamento anche la proroga di un anno (al 2016, anno in cui devono essere maturati i requisiti richiesti) del cosiddetto contributivo donna ovvero di concedere alle lavoratrici l'opportunità del congedo con qualche anno di anticipo rispetto ai requisiti in vigore, ma rinunciando a una parte dell'assegno perché calcolato con il contributivo. Il ritiro sarebbe possibile a 57 anni e 3 mesi di età con 35 anni di contributi per le dipendenti o a 58 anni e 3 mesi per le autonome. Le ipotesi sono di rendere strutturale e non sperimentale questa possibilità o, almeno, di eliminare la distinzione tra lavoratrici autonome e dipendenti.

L'indice è puntato anche contro la staffetta ibrida ovvero la disposizione che prevede la possibilità per i lavoratori a cui mancano 3 anni alla pensione di concordare il part time con il proprio datore, in cambio del versamento di tutti i contributi e del riconoscimento del 65% anziché del 50% dello stipendio. Le critiche sono sostanzialmente due: la mancanza dell'obbligatorietà di assunzione di un giovane e le poche risorse a disposizione. Solo i primi che troveranno un accordo potranno usufruire di questa opportunità.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il