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Non c'è uniformità di vedute sulla strada da percorrere per cambiare le pensioni in Italia. La conferma dalle ultime notizie.




La partita delle pensioni si sposta ora in parlamento. Dopo la presentazione, la manovra 2015 passa al setaccio di Camera e Senato per la presentazione degli emendamenti che potrebbero introdurre anche novità di rilievo. Nel frattempo l'esecutivo si è già confrontato con le maggioranze parlamentari a Montecitorio e a Palazzo Madama per un primo approfondito scambio di vedute sugli interventi correttivi per la parte previdenziale. Se ne saprà di più entro lunedì 9 novembre, quando gli emendamenti saranno depositati alla commissione Bilancio del Senato. Non ci saranno capovolgimenti rispetto alla regole attuali, ma saranno proposti alcuni interventi migliorativi nel segno del compromesso.

La prima ipotesi prevede cambiamento sulle misure del contributivo donna, con l'equiparazione di trattamento tra lavoratrici autonome e dipendenti e la fine del regime sperimentale, e della staffetta ibrida per una migliore gestione delle risorse stanziate. Poi si riflette sul contributivo uomo ovvero sul ricalcolo dell'assegno con il meno vantaggioso sistema contributivo in cambio dell'uscita con qualche anno di anticipo, affiancato dalla revisione delle penalizzazioni e dalle mini pensioni. Infine, rimane d'attualità la previsione di un collegato alla manovra che impegni il governo al raggiungimento in tempi certi degli obiettivi definiti.

Fino a che punto il governo è pronto ad accettare queste modifiche? Quando si tratta di pensioni occorre sempre molta cautela poiché, come dimostrato dalla nuova manovra in cui gli interventi sono di fatto autofinanziati con una stretta sulle indicizzazioni degli assegni più alti, le resistenze sono molto di più delle condiscendenze. Per il viceministro dell'Economia, ad esempio, le certezze di introdurre altri cambiamenti sono ben poche, soprattutto tenendo conto che la spesa previdenziale continua a rimanere molto alta. Dello stesso parere è naturalmente il suo capo, per cui l'attuale legge previdenziale continua a rappresentare un ottimo strumento. Da parte sua, il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali ha almeno escluso tagli alle pensioni.

La commissione Lavoro della Camera dei deputati punta l'indice anche contro la staffetta ibrida e suggerisce una maggiore armonizzazione con le norme contenute nel Jobs Act, concentrando le risorse economiche "al fine di renderla il più possibile conveniente per le imprese, prevedendo anche l'interruzione completa e anticipata del rapporto di lavoro e per i lavoratori disponendo, entro certi limiti, dello stesso trattamento pensionistico cui avrebbero diritto nell'età di vecchiaia".

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il