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Pensioni ultime notizie le prospettive per settimana prossima. E sono attesa novità importanti seppur non in aula

Le novità sulle pensioni passano anche dalle trattative interne al Partito democratico e da quelle in corso con l'Unione europea.




Il punto di partenza sulle pensioni è rappresentato dalla manovra dell'esecutivo che propone una serie di novità che, a detta sia degli alleati e sia dell'opposizione, deve essere oggetto di miglioramenti. Le ultime notizie riferiscono però che la maggior parte dei cambiamenti prospettati in sede di commissione Bilancio è stata restituita al mittente per assenza di coperture economiche. Tra le soluzioni prospettate c'è l'introduzione di un assegno previdenziale per i lavoratori entro i 5 anni dalla pensione che maturino i requisiti entro il 2017. In ballo c'è inoltre la defiscalizzazione degli incentivi agli esodi volontari.

L'impressione è che la partita sia in corso e con ritmi abbastanza frenetici e dagli esiti imprevedibili. Il punto comune tra le pari è l'indicazione della data del 20 novembre 2015 come giorno finale prima della consegna della manovra alla Camera dei deputati. Entro quel giorno si capirà se sarà raggiunta una sintesi tra le ipotesi avanzate dalla sinistra dem e l'esecutivo. Per ora a spuntarla è stata Palazzo Chigi poiché non hanno trovato spazio misure come l'applicazione di quota 100, intesa come somma di età anagrafica e anni di contribuzione da raggiungere per andare in pensione, il congedo a 62 anni con 35 anni di contributi e penalizzazione massima dell'8%, l'introduzione delle mini pensioni.

Potrebbero però esserci delle correzioni all'impianto governativo che prevede la proroga di un anno del contributivo donna con cui consentire l'accesso al trattamento previdenziale alle lavoratrici con 57 anni e 3 mesi di età e 35 anni di contributi se dipendenti o a 58 anni e 3 mesi se autonome, in cambio del ricalcolo dell'assegno con il contributivo; la staffetta ibrida che coinvolge i lavoratori a cui mancano 3 anni dal congedo; l'estensione della no tax area.

C'è poi una partita aperta con Bruxelles. Nelle stime del Governo la clausola migranti vale lo 0,2% del Pil e dunque 3,3 miliardi di euro con il deficit nominale dell'Italia per il 2016 che salirebbe a quota 2,5%, un target prossimo a quello previsto per l'anno in corso, fissato al 2,6%). Oppure potrebbe ritoccare al ribasso una delle altre due clausole di flessibilità ovvero riforme e investimenti, che pesano per un altro 0,4%. La richiesta di un nuovo margine aggiuntivo dello 0,1% del Pil con la clausola delle riforme strutturali è motivata dal varo delle misure varate successivamente al Programma di stabilità di aprile sul fronte del diritto fallimentare e civile, il nuovo pacchetto fiscale a favore degli enti creditizi, la riforma della pubblica amministrazione e l'avanzamento della riforma istituzionale.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il