Elezioni amministrative in Spagna: Popolari e Socialisti dovrebbero vincere

Verso le elezioni del 27 maggio: il PSOE è dominante nelle aree rurali e nei grandi municipi della cintura industriale delle capitali, come Barcellona e Madrid



Non sembra che le prossime elezioni amministrative in Spagna siano destinate a cambiare significativamente la mappa politica delle amministrazioni locali. Secondo le ultime inchieste, infatti, vi sarebbe una sostanziale riconferma dei governi precedenti, con alcune poche eccezioni.

Così, le città di Madrid e Valenzia resterebbero saldamente nelle mani dei popolari (a Madrid, in particolare, l'attuale Sindaco del PP, Alberto Ruiz-Gallardón vedrebbe accresciuti i propri consensi); mentre i socialisti consoliderebbero il proprio primato a Barcellona e Siviglia (rendendo possibile a Barcellona la riconferma del tripartito di sinistra, sotto la guida del socialista Jordi Hereu).

Analoga situazione nel caso delle comunità autonome: sembrerebbe certa la rielezione dell'attuale Presidente Esperanza Aguirre alla guida della Comunità di Madrid, una degli esponenti di punta della linea popolare più oltranzista, che arriverebbe ad ampliare la propria maggioranza assoluta. Un dato che era prevedibile fin dal principio, considerato anche il basso profilo dei candidati socialisti concorrenti per il governo della capitale e per la Comunità madrilena. Il PP crescerebbe anche nella Comunità Valenziana, nonostante i numerosi casi di corruzione e l'incidente della metro nella città di Valenzia che costò la vita a 43 persone. Invece, la novità potrebbe arrivare da tre Comunità - Navarra, Canarie e Baleari - che mostrerebbero una tendenza di voto più che positiva per i socialisti, facendo vacillare l'egemonia dei popolari.

E' dal 1995, quando ci fu la prima sonora sconfitta elettorale del PSOE nelle amministrative, in anticipo di un anno sulla perdita di consenso generale che fu manifesta nelle elezioni politiche del '96, che i socialisti non riescono più a riconquistare le città, capoluoghi di provincia. Le ragioni starebbero nell'invecchiamento della popolazione, nella crescita del livello di benessere generale, nel prezzo esorbitante delle case che avrebbe comportato l'espulsione dei giovani e nella disaffezione alla politica dell'elettorato progressista.

Attualmente, il PSOE è dominante nelle aree rurali e nei grandi municipi della cintura industriale delle capitali, come Barcellona e Madrid; però il PP vince nei capoluoghi di provincia, con un numero di sindaci pressoché doppio. Nelle città con popolazione superiore alle 250.000 unità, si registra, invece, una situazione di sostanziale parità tra i due principali partiti.

Sono circa un milione e mezzo i nuovi votanti in queste prossime elezioni di maggio; possono essere determinanti nell'aggiudicare la vittoria all'uno o all'altro dei contendenti. Ai giovani si appellano i socialisti, nelle aree feudi storici del PP, perché "vadano a votare per cambiare le cose".

Molto ricercato è anche il voto degli immigrati; dalle ultime amministrative del 2003, il numero di quelli provenienti da paesi della UE è raddoppiato, mentre gli extracomunitari con nazionalità spagnola sarebbero quadruplicati, negli ultimi sei anni. I partiti hanno perciò incluso nelle loro liste per i municipi centinaia di candidati di origine straniera; non così nelle liste per le Autonomie, dove le persone di origine straniera si conterebbero nel numero di appena tre (in questo caso è necessario avere la nazionalità spagnola).

Ad oggi, sono circa 15.500 le donne che fanno politica negli oltre 8.000 municipi spagnoli. Con l'applicazione della nuova Legge di Uguaglianza (che definisce regole di non discriminazione sessuale nella presentazione delle liste), le prossime amministrative porterebbero all'elezione di ulteriori 7.000 donne, arrivando ad occupare il 40% dei seggi nei consigli dei Comuni con popolazione superiore ai 5.000 abitanti.

La campagna elettorale del Presidente del Consiglio José Luis Rodríguez Zapatero e del leader dell'opposizione popolare Mariano Rajoy è sempre più scandita da riferimenti alle politiche nazionali.

Rajoy non finisce di fare promesse all'elettorato in vista delle prossime elezioni generali e proporre patti ed alleanze politiche per il futuro del governo spagnolo; vestendo, a giorni alterni, i panni di una destra moderna e moderata e quelli più estremi dell'agitazione di piazza contro la politica antiterrorista del Governo.
Zapatero ripropone i risultati realizzati dal suo Governo a sostegno della pace, con il ritiro delle truppe dall'Iraq, e nel campo delle politiche sociali e dei diritti di cittadinanza. Poi, con l'avvicinarsi della data delle elezioni, torna a parlare del difficile cammino per una soluzione dialogata del conflitto basco.

Zapatero, nella città basca di Vitoria, reitera il proprio impegno a lavorare per la fine della violenza, per l'obiettivo della pace in Euskadi. Lancia un avvertimento all'ETA e a Batasuna, dicendo che "Con pistole e con bombe non c'è processo di pace. Processo di pace solo c'è con la parola e con il dialogo e abbandonando per sempre la violenza"; ricorda le differenze tra la situazione irlandese e quella basca, laddove il Governo inglese di Tony Blair sempre ebbe il sostegno dell'opposizione nella politica antiterrorista; invita nuovamente l'opposizione popolare a ricostruire l'unità delle forze democratiche contro il terrorismo.

Rajoy risponde all'appello del capo dell'Esecutivo spagnolo, insinuando che vi siano tuttora dei contatti tra il Governo e l'ETA e che Zapatero abbia agito in modo che Batasuna, nonostante sia una formazione illegale, concorra alle prossime amministrative, seppur camuffata sotto altre sigle.

Questa della presenza della sinistra cosiddetta abertzale nelle liste elettorali dei Paesi Baschi è una questione che ha impegnato, fino al giorno precedente l'avvio della campagna elettorale, Governo, magistrati e partiti politici. Poiché all'organizzazione Batasuna è impedito presentare direttamente proprie liste, ai sensi della Legge sui Partiti, il Governo prima, e il Tribunale Supremo, poi, si sono mossi per impugnare e quindi annullare le liste di quelle formazioni politiche, sospettate di essere una copertura elettorale per Batasuna. Il risultato è stato quello di annullare tutte le candidature dei raggruppamenti elettorali facendo capo a ASB (Abertzale Sozialistak) e metà (133 su 266) di quelle riferite a ANV (Acción Nacionalista Vasca). ANV, in particolare, è un vecchio partito costituitosi nel 1930, poi rifondato con uno Statuto che ripudia esplicitamente la violenza, assente dalle elezioni da almeno trenta anni. Batasuna ora dà esplicita indicazione di voto per le liste di ANV.
La questione dell'annullamento di parte delle liste di un partito legale è evidentemente molto delicata, perché il fatto che Batasuna sia illegale, non significa che si possano privare i suoi votanti del diritto di voto. Ha suscitato una certa discussione tra i costituzionalisti, sostenendo alcuni che sarebbe stato preferibile che il Governo iniziasse un processo di illegalizzazione nei confronti di ANV; altri che fosse necessario procedere nelle giuste proporzioni, verificando caso per caso l'esistenza di indizi comprovanti l'inquinamento di Batasuna; altri, ancora, che con l'annullamento di parte delle liste, si sarebbe generato un vulnus nella fruizione di uno dei diritti fondamentali della persona, procedendo ad una sorta di "liquidazione elettorale" di una minoranza politica.

E' chiaro come il Governo, con il suo atteggiamento, abbia voluto dare un segnale di non remissività all'ETA e al mondo della sinistra abertzale, rispetto alla brusca rottura del processo di pace, verificatasi con l'attentato di Madrid del dicembre scorso. E' altrettanto vero, come abbia voluto lasciare comunque - pur senza avere il consenso dell'intero PSOE - uno spazio alla presenza della sinistra abertzale nelle prossime amministrative, non chiedendo l'annullamento di tutte le liste, né avviando alcun processo nei confronti di ANV, come invece gli veniva richiesto dal PP. Insomma, il successo o meno del processo di pace sembra essere ancora il terreno principale su cui si disegnerà il futuro politico della Spagna.

L'altro terreno generale è quello della ricerca di alleanze con i partiti nazionalisti. Così, Rajoy propone a CiU un patto per la prossima legislatura politica, rifacendosi al suo antesignano José María Aznar, di cui si dice che arrivò a studiare il catalano per poter meglio intendersi con Jordi Pujol. Ed il terreno rischia di essere favorevole, perché è ancora pendente sull'Estatut un procedimento d'incostituzionalità.

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il