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Italia, Rapporto Istat: problemi economia vengono da lontano

I problemi dell'economia italiana hanno radici antiche e policy maker, imprenditori e famiglie non sono stati in grado finora di governarli



I problemi dell'economia italiana hanno radici antiche e policy maker, imprenditori e famiglie non sono stati in grado finora di governarli.

Lo si legge nel rapporto annuale Istat che ieri ha rivisto al rialzo il deficit/Pil italiano del 2003 e del 2004 al 3,2% dal 3,1%..

"Le trasformazioni strutturali del sistema delle imprese, del mercato del lavoro e delle famiglie vengono da lontano", dice l'istituto guidato da Luigi Biggeri nel rapporto presentato oggi in Parlamento. "Pubblici amministratori, imprenditori e cittadini, evidentemente, non sono stati in grado di affrontare seriamente questi elementi di preoccupazione, e di governarli con interventi tesi a eliminare i punti di debolezza e a valorizzare quelli di forza".

"Si e' dunque portati a ritenere che i segnali sui possibili rischi per lo sviluppo economico e sociale e per la qualita' dei cittadini non siano stati colti nella loro reale portata", sottolinea l'Istat.

I vincoli strutturali, per essere allentati, secondo Biggeri, "richiedono interventi di ampio respiro".

L'Istituto affronta il problema della perdita di competitivita' dell'Italia il cui tasso di crescita nel periodo 1995-2004, "e' stato assai piu' contenuto di quello dell'Ue a 25 (1,6 contro 2,2% in media annua)".

Pur in assenza di spinte sui salari, è aumentato il costo del lavoro per unita' di prodotto, dovuto a una modesta crescita della produttivita' nella manifattura che in "in media annua e' cresciuta appena dello 0,5% rispetto all'1,4% dell'Ue a 25"

Uno dei vincoli che frenano l'economia italiana le piccole dimensioni delle imprese, quasi il 95% del totale (46,7% degli addetti). Il peso delle grandi imprese, in termini di occupazione, si attesta intorno al 20%.

"In particolare, il valore aggiunto per addetto varia tra i 26 mila euro delle microimprese e i 67 mila delle grandi, mentre la quota di profitti sul valore aggiunto passa dal 25,1% delle micro imprese al 40,5% delle grandi", precisa l'Istat.

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