Alitalia: bilancio pesantemente negativo, ma ricavi e passeggeri aumentano. Situazione incerta

Ancora peggio del previsto. Il bilancio Alitalia, arrivato troppo tardi e firmato da gente che con quei dati e con quei “risultati” ha poco a che fare, segna una perdita netta da quasi 626 milioni di euro



Ancora peggio del previsto. Il bilancio Alitalia, arrivato troppo tardi e firmato da gente che con quei dati e con quei “risultati” ha poco a che fare, segna una perdita netta da quasi 626 milioni di euro. Una montagna di soldi tanto grande da chiamare in causa la legge che impone una ricapitalizzazione agli azionisti. Il capitale sociale di Alitalia è infatti pari a 1,297 miliardi di euro e siccome la perdita d’esercizio è assai superiore a un terzo di questa cifra bisognerà, entro la fine dell’anno bisognerà colmare il gap mettendo mano al portafoglio o ricorrendo a ben più dolorosi rimedi.

Mancherebbero tecnicamente 194 milioni di euro di ricapitalizzazione ma, ovviamente, in realtà la cifra è assai maggiore. Nell’ultimo bilancio sono stati svalutati 50 aeromobili, su una flotta tutt’altro che nuova di 186 aeromobili, che erano iscritti a un fair value. Il giustificato sospetto che altre svalutazioni si rendano necessarie in futuro rimane. In ogni caso è da mettere in conto che la svalutazione appena fatta è costata 197 milioni di euro. Di cifre negative però ce ne sono altre, come i 100 milioni di perdita stimata a causa delle proteste sindacali, più o meno la stessa cifra iscritta a rincaro delle materie prime, ossia dovuta al caro petrolio (caro jet fuel). In peggioramento anche l’equilibrio patrimoniale con il debito finanziario passato a 993 milioni con un aumento bestiale da 238 milioni di euro.

Ci sono anche dati positivi, come la crescita dei ricavi (pari a 4.373 milioni di euro in aumento di circa 157 milioni di euro con un incremento del 3,7%) e del load factor, ossia del fattore di riempimento degli aeroplani, passato al 73,6% (dal 71,5%); oppure come la crescita del traffico passeggeri (+1,2%) e soprattutto del trasporto merci (+10,8%). In generale però non lo si può proprio negare: è stato un annus horribilis. Il deconsolidamento avviato di AZ Servizi, che in termini di lavoratori significa un taglio del 43% delle risorse umane sembra registrata, almeno nel bilancio, ma gli effetti di quella che secondo molti era una scelta inevitabile ancora non si sentono. La compagnia costa più di quanto guadagna e che (stando ai rumors) anche le offerte delle tre cordate in coda per l’acquisto volino basse non stupisce. In compenso volano alte le bandiere sindacali: l’ultimo sciopero è finito su tutti i telegiornali. Sicuramente fa rabbia che un simile disastroso bilancio non sia stato firmato da Giancarlo Cimoli o dall’ambasciatore per il Libano Gabriele Checchia o da Jean Cyrill Spinetta (anche se il fatto che la prospettiva di vendita giustificasse la fuoriuscita del numero uno di Air France in questo caso sembra una decisa attenuante).

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il