Esperimenti missilistici in Corea del Nord: l'Unione Europea esprime preocuppazione

Questa mattina infatti Pyongyang ha compiuto un nuovo esperimento missilistico lanciando una raffica di ordigni a breve gittata in direzione del Mar del Giappone.



Lettera morta, così si presentato oggi gli accordi stipulati lo scorso 13 febbraio a Pechino sul disarmo nucleare della Corea del Nord.

Questa mattina infatti Pyongyang ha compiuto un nuovo esperimento missilistico lanciando una raffica di ordigni a breve gittata in direzione del Mar del Giappone.

Il test sarebbe stato osservato dai satelliti americani ed ha trovato conferma in fonti dell'alleanza nippo-statunitense citate dall'agenzia Kyodo, oltre che del governo coreano che lo ha definito una procedura di "routine".

L'inizio del piano nordcoreano si era avuto nel luglio scorso, quando era stato lanciato un Taepodond 2, ordigno balistico capace di raggiungere la porzione settentrionale dell'America, insieme all'invio di altri sei ordigni di medio raggio.

Un escalation militare culminata in ottobre con il primo vero e proprio esperimento nucleare, che aveva suscitato la preoccupazione internazionale tanto da preparare la strada all'accordo di Pechino firmato appunto il 13 febbraio dalle due Coree, dagli Usa, dalla Cina, dal Giappone e dalla Russia..

A 100 giorni da quel patto sul nucleare, arriva oggi il test coreano. L'agenzia giapponese, citando "gole profonde" non meglio identificate, ha inoltre rivelato che l'esperimento odierno sarebbe stato compiuto con missili scud, con una gittata fra i 100 e i 200 chilometri.

Non ci sarebbero state minacce reali per la sicurezza dell'arcipelago, ma certo il quadro diplomatico appare nuovamente e fortemente compromesso da quest'ultima scelta di Pyongyang, che testimoniano la consistenza dell'aspirazione nucleare del paese asiatico.
Gli osservatori, del resto, giudicano il test principalmente dimostrativo, privo di incisività e pericolosità reale.

Nonostante la valutazione scientifica, l'iniziativa di oggi desta timore in tutto il mondo.

La Commissione europea si è detta "preoccupata" ma al contempo pronta a sostenere tutte le azioni necessarie per promuovere la non-proliferazione nel nord-est asiatico.

Il messaggio di Bruxelles è stato affidato s Christiane Hohmann, portavoce del commissario europeo per le Relazioni Esterne, Benita Ferrero-Waldner.
"La Commissione europea insieme con i partner internazionali - ha dichiarato lo speaker ufficiale - é preoccupata per tutte le azioni che rischiano di destabilizzare la regione" e "rimane "favorevole a tutte le iniziative per promuovere la non-proliferazione e la stabilità nel nord-est dell'Asia". "Come abbiamo sempre detto - ha sottolineato ancora la portavoce - la chiave resta il dialogo".

Più ottimisti Giappone e America, con il primo paese che sdrammatizza il significato del test, parlandone nei termini di una esercitazioni di routine; ed il secondo che si é dimostrato ottimista sulla possibilità di raggiungere ad un accordo.

Fino ad ora la Corea del Nord non ha mantenuto fede agli impegni presi in febbraio, tra i quali era presente la disattivazione entro 60 giorni della centrale nucleare nordcoreana di Yongbyon e il suo successivo smantellamento in cambio di forniture energetiche e assistenziali, nonchè di una revoca delle sanzioni internazionali proclamate contro Pyongyang durante la crisi.

Alla base di questa inosservanza ci sarebbe stata la polemica sollevata da Pyongyang verso gli Stati Uniti, rei di aver congelato, due anni fa, 25 milioni di dollari che erano stati versati dalla Corea settentrionale in una banca di Macao e che questa stessa vuole le siano restituiti.

In verità, la somma pare sia stata da tempo sbloccata da Washington, ma non sarebbe ancora disponibile al paese asiatico per via della riluttanza di numerosi istituti di credito a dare il proprio consenso, legato al previo ok del dipartimento americano del Tesoro, a sua volta ostacolato in questo senso dai suoi stessi regolamenti interni.

Un segnale di ottimismo sulla vicenda che tanto irrita Pyongyang è venuto da Christopher Hill, negoziatore statunitense, il quale ha ultimamente dichiarato di sperare che la vertenza possa concludersi entro la fine del mese.

In attesa che si sciolgano questi nodi diplomatici, la Corea del Sud si è vista comunque costretta a decurtare la fornitura di una serie di aiuti allo stato del Nord, fra cui 400.000 tonnellate di riso, pari ad un valore di 170 milioni di dollari.

In un paese da tempo esposto a carestie e su cui la Fao, appena una settimana fa, ha concentrato la sua preoccupazione, parlando di una possibile prossima penuria alimentare quantificabile intorno a mezzo milione di tonnellate di cereali e altre simili derrate in meno, l'embargo del Sud appare sicuramente importante.

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il