Montezemolo in politica? Tutti i partiti sono contrari, a partire da Berlusconi

Che il presidente di Confindustria si stia preparando a scendere in campo? Berlusconi si stizzisce: 'Sono io il più concreto, il più pragmatico'. Rifondazione diffida dei segnali di attenzione provenienti dal Pd



L'intervento a "gamba tesa" del presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo, che nel discorso all'assemblea annuale dell'associazione degli industriali ha speso parole di fuoco contro la classe politica ("preferisce sempre galleggiare in attesa della consultazione elettorale successiva"), smuove, com'è prevedibile, le acque del dibattito. I più si mettono sulla difensiva, altri approvano più o meno esplicitamente, si accavallano le ipotesi sull'eventuale "discesa in campo" del leader degli industriali. Lui stesso, del resto, nel suo intervento ha fatto cenno a un "fatidico 2015" e parlato della necessità di un "governo dei migliori". Chi siano questi migliori e cosa di preciso debba accadere da qui a otto anni, non è stato precisato. Paolo Mieli, direttore del "Corriere della Sera" accusato dal coordinatore di Forza Italia Sandro Bondi di fare da megafono alle mainfestazioni di antipolitica, non crede che Montezemolo si prepari a scendere nell'arena. Intervistato dal direttore di "Liberazione" Piero Sansonetti, Mieli ritiene che l'attacco di Montezemolo al governo non è una novità assoluta: "Lo fece anche con il governo precedente. E anche allora tutti dissero: 'si prepara a entrare in politica'. Non fu così allora e non credo sarà così oggi".

L'ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, salito al vertice delle istituzioni proprio sull'onda dell'antipolitica, non poteva esimersi dal cavalcare anche questa ondata: "Devo dire che, finalmente, anche lui ha capito che cosa si deve fare per riportare l'Italia sulla via maestra del benessere e dello sviluppo. Tardi, ma ha capito". Il pensiero, con punte palpabili di gelosia, viene integrato in un'intervista a "Libero": "Mi è sembrato di risentire il nostro programma elettorale: riduzione della spesa pubblica, taglio degli sprechi, riduzione delle tasse". Insomma, "sono io che ho portato queste idee nella politica. Solo che per attuarle bisogna avere il 51 per cento" e "gli alleati che collaborano". Ma "è difficile, anche perché se c'e' qualcuno che ha qualche possibilità, che é capace di mandare avanti tante cose contemporaneamente questo è il sottoscritto. Sono io il più concreto, il più pragmatico".

Dal nascituro Partito democratico si registrano segnali di interesse, come quello manifestato da Piero Fassino, che vede nell'intervento del presidente di Confindustria un "colpo di frusta da ascoltare". Segnali di attenzione che non possono che far preoccupare la parte sinistra della coalizione, da sempre in guardia contro le tentazioni neocentriste. E' il timore di Franco Giordano, segretario di Rifondazione comunista: "La mia inquietudine nasce dal fatto che sento segnali di disponibilità, di permeabilità nel Partito democratico ad una piattaforma che prova a unificare tutte le forze che hanno al centro il tema dell'impresa".

Una piattaforma che considera l'impresa "oggettiva" e da cui "scompare la dimensione del lavoro. Mi piacerebbe lanciare una sfida a questi imprenditori: le migliori imprese in Italia sono quelle pubbliche, sono quelle che danno piu' profitti. Vorrei chiedere a Montezemolo il nome di un'impresa privata che e' andata all'estero ad acquistare, un marchio, un brevetto, tecnologie". Il capogruppo di Rifondazione al Senato, Giovanni Russo Spena, giudica "discutibile sul piano morale" il silenzio di Montezemolo sul dramma delle morti sul lavoro.

Bocciatura secca dalla Lega Nord. Il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli non usa mezzi termini: "Dieci anni fa dove era Montezemolo che oggi si impalca a salvatore? Era a privatizzare i profitti e a statalizzare le perdite. Lui, che peraltro in politica già era entrato da anni, e quelli come lui hanno bocciato la nostra riforma, ci hanno derisi quando chiedevamo di tagliare il numero dei parlamentari, di ridurgli lo stipendio, di alleggerire la macchina dello Stato e di snellire la burocrazia".Su Berlusconi, che dice, di essere stato copiato: "Altra barzelletta, nessuno ha copiato Berlusconi".

Certo che, però, qualche deja - vu c'è. L'imprenditore, le aziende di successo, l'antipolitica come propaganda. Che qualcuno già cominci ad avere paura del passato?

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il