Crisi in Ucraina: dietro la politica si nascondono interessi economici privati?

La crisi politica, che vede contrapposta le forze filo presidenziali cosiddette 'europeiste' allo schieramento di maggioranza parlamentare - governo cosiddetto filorusso -, si protrae dal 4 aprile scorso, ma le radici sono ben più lontane e



Gli avvenimenti politici della scorsa settimana in Ucraina (la destituzione del procuratore generale di Kiev, fedele al premier VIktor Yanukovich, da parte del presidente Viktor Yushenko e l'assunzione da parte di quest'ultimo dei poteri di comando dei reparti del Ministero degli interni) vedevano confermata l'ipotesi di quegli osservatori che nella crisi ucraina vedono una riedizione del conflitto russo del 1993, finito in un bagno di sangue, tra presidenza e parlamento.

Alle 4 e 30 del mattino del 27 maggio, dopo che 2000 uomini in divisa fedeli a Yushenko si stavano muovendo su Kiev e si era avuto qualche tafferuglio tra reparti fedeli al presidente e reparti fedeli al premier, l'ipotesi di una soluzione militare della crisi ucraina perdeva fortunatamente consistenza e ne prendeva invece la decisione delle quattro forze politiche in campo, il partito Nasha Ucraina (Nostra Ucraina) del Presidente Viktor Yushenko, il Partito delle Regioni del premier Viktor Yanukovich, il partito socialista guidato da Aleksandr Moroz e il BYuT, Blocco Yulia Timoshenko, di stabilire una volta per tutte (?) la data delle elezioni anticipate per il 30 settembre prossimo.

E' stata tuttavia scongiurata solo la soluzione armata della crisi ucraina, che anzi dovrebbe arrivare al suo apice proprio nei 126 giorni che mancano alle elezioni dove sarà deciso il destino dell'Ucraina e che avrà indubbiamente importanti conseguenze anche per l'Europa.

La crisi politica, che vede contrapposta le forze filo presidenziali cosiddette "europeiste" allo schieramento di maggioranza parlamentare - governo cosiddetto filorusso -, si protrae dal 4 aprile scorso, ma le radici sono ben più lontane e le ragioni ben più articolate della semplicistica contrapposizione Russia-Europa.
Riemersa nel 1991 sulla scena politica internazionale come soggetto autonomo nel, dopo due secoli di "assenza" l'Ucraina in 15 anni di indipendenza non è riuscita ancora ha trovare una sua strada autonoma, per una serie di fattori come l'incapacità della propria classe politica, l'irrisolto conflitto linguistico - culturale (che poi conflitto non è, ma solo una caratteristica del Paese), le forti pressioni eserciate dalla Russia, soprattutto dall'ascesa di Vladimr Putin al Cremlino, che tende a riaffermare la propria pesante e condizionante influenza, una vocazione europea ostentata ma consentita e un filoatlantismo che non ha nessuna radice nella storia del Paese ma che si vuole imporre a suon di dollari.

Governata fino alle elezioni presidenziali del dicembre 2004 da una dirigenza di formazione sovietica e sovieticamnte corrotta, l'Ucraina ha ondeggiato tra filoccidentalismo e filorussismo, senza dover mai prendere una direzione e senza mai curarsi di ritrovare una propria identità, ma sempre ben sensibile ai richiami di Mosca.

Se Eltsin poco si curava delle sbandate nazionalistiche o pseudo-indipedentistiche di Kiev (come l'escludere il russo come lingua ufficiale, quando il 70 % della popolazione è russofona) e lasciava ampio margine ai politici ucraini di flirtare con Nato (nuclei di specialisti ucraini di guerra chimica sono stati inviate in Iraq) e con la UE (apposite commissioni parlamentari e ministeriali per l'integrazione), la musica è cambiata una volta che la presa di Putin sul potere politico ed economico russo è diventata ben salda.

La relativa autonomia di Kiev sull'energia (riesportazione di gas e prodotti petroliferi o oledotti che facessero giungere greggio da paesi terzi) con Putin ha visto la sua fine.

La scelta nel dicembre 2004 di Yushenko come presidente invece del candidato Yanukovich voluto da Mosca è stato il passo del popolo ucraino verso un autonomia decisionale. Ma le attese del popolo ucraino sono state deluse. E' vero che da quando è stato eletto Yushenko e i governi formati da suoi fedeli (Yulia Timoshenko e Yuri Ekhanurov poi) non hanno avuto vita facile per l'opposizione interna fomentata da Mosca a suon di petrodollari (in questo senso Washington è stata meno generosa!), ma nessuna seria riforma è stata fatta perché anche Yushenko non poteva e non voleva riformare, affetto com'è dal "vizio genetico" dei politici ex sovietici: l'interesse privato.

Anche se presentato come paladino della lotta alla corruzione, Yushenko ha usato il potere per se stesso, la sua famiglia e la sua gente invece di attuare le riforme tanto attese.

Dopo esser partito bene, avendo fatto iniziare al governo della Timoshenko la revisione delle privatizzazioni allegre degli anni '90 come e la loro ricollocazione sul mercato internazionale (ricordiamo le acciaierie Krivozh Stal, che erano state assegnate al genero del presidente Kuchma per 800 milioni di dollari pur valendone tre miliardi), Yushenko ha avuto timore di andare fino in fondo.

Proprio quando la Timoshenko, appoggiata dal parzialmente democratizzato servizio di sicurezza nazionale SBU, aveva messo le mani sui dirigenti corrotti dell' ente petrolifero di stato Naftogaz, che stava svendendo il sistema energetico ucraino a Gazprom, YUshenko defenestro la sua "pasionaria" e bloccò lo scandalo che avrebbe veramente rivoltato e forse rinnovato il paese.

Bloccare lo scandalo non fu però tutto. Parte consistente delle azioni della più che dubbia società che ora gestisce l'energia ucraina, la Rosukrenergo, sono detenute (fiduciariamente, si capisce) dal fratello di Yushenko, Petro. E la partecipazione della famiglia Yushenko al grande banchetto ha privato il presidente della sua grande forza: il non essere ricattabile.

Il non aver saputo proseguire sulla strada del rinnovamento è stato pagato da Yusheno con la sconfitta del suo partito alle elezioni politiche del marzo 2006 e la crisi attuale non è che l'ultima fase della sua discesa.

In molti ambienti ben informati di Kiev si vocifera che in realtà la crisi altro non sia che una pura e semplice lotta per la spartizione del potere economico e che Yushenko non tenti altro che alzare il proprio prezzo, essendo ben conscio di aver già perso la partita. Se così fosse la partita l'avrebbe persa il popolo ucraino.

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il