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Riforma pubblica amministrazione, statali stipendi rinnovo contratti e regole licenziamenti: emendamenti ufficiali e in studio

Non ci saranno risorse aggiuntive per lo sblocco dei contratti degli statali. Licenziamenti più facili per i dipendenti fannulloni.




Nell'ambito della riforma della pubblica amministrazione, l'esecutivo intende semplificare le procedure di licenziamento dei dipendenti fannulloni ovvero di quelli che, ad esempio, timbrano il cartellino e non lavorano. La strada che vuole seguire è quella di prevede un procedimento snello da chiudere in cento giorni, con poteri disciplinari affiati a ispettori interni alle amministrazioni. E per dimostrare che fa sul serio, sono già pronti dieci decreti attuativi della riforma Madia. Proprio il ministro per la Funzione Pubblica ha spiegato di avere "un focus specifico sulle assenze particolari, le assenze reiterate e le assenza di massa". La volontà è di chiudere la partita con il Consiglio dei ministri prima di Natale.

Le cattive notizie arrivano invece sul fronte dei rinnovo dei contratti degli statali poiché il ministro dell'Economia ha escluso stanziamenti superiori rispetto a quelli prospettati ovvero circa 300 milioni di euro. Tra l'altro Palazzo Chigi si dice pronto a rivedere le stime sulla crescita del Prodotto interno lordo per via degli attentati di Parigi che avrebbero un effetto sulla fiducia degli italiani. La sola via d'uscita è trovare nuove fonti di finanziamento che, allo stato, sembrano impossibili.

Altre novità da prendere in considerazione sono le misure di prevenzione anche per i reati contro la pubblica amministrazione, dal peculato alla concussione alle varie forme di corruzione. C'è una proposta di legge che inserisce gli indiziati tra i soggetti destinatari delle misure di prevenzione previste dal codice antimafia. Con un cambiamento fatto approvare dal Movimento 5 Stelle è stata inserita una stretta sugli amministratori giudiziari. Non potranno essere nominati parenti fino al quarto grado e "commensali abituali" dei magistrati. Tra le novità del nuovo codice antimafia, approvato in prima lettura a Montecitorio, c'è anche la riorganizzazione dell'Agenzia nazionale per i beni confiscati, posta sotto la vigilanza della presidenza del Consiglio dei ministri.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il