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Pensioni ultime notizie quota 100, quota 41, mini pensioni, assegno universale sempre più urgenti dopo dati disoccupazione

Gli ultimi dati sulla disoccupazione giovanile in Italia rilanciano ancora una volta la necessità di novità pensioni: situazione attuale e cosa si potrebbe fare




Il Nord cresce e il Sud sembra in stallo, aumentano i neet e sono sempre più difficili le condizioni di ingresso nel mondo del lavoro per i più giovani: è questa la fotografia dell'Italia ancora della crisi. Secondo le ultime notizie, in particolare, la disoccupazione giovanile tra i 15 e i 24 anni ad ottobre è salita al 39,8%, in aumento di 0,3 punti e la fascia più colpita è quella che va da 34 a 49 anni, che nell'ultimo triennio hanno registrato un calo dell'occupazione del 4,4%, cioè di 450mila unità.

Sempre ad ottobre,  è cresciuto il numero di inattivi tra i 15 e i 64 anni, cioè quelle persone che non  sono classificate come occupate o in cerca di occupazione: in un anno, infatti, il numero è aumentato di 196 mila unità (+1,4%) con un tasso di inattivi salito al 36,2%, in crescita di 0,1 punti su settembre e di 0,6 punti su ottobre 2014. Si tratta di numeri che mostrano la difficile situazione che si prospetta ai giovani per entrare nel mondo del lavoro anche e soprattutto a causa di un costante invecchiamento dello stesso mondo del lavoro.

Andando in pensione più tardi, infatti, esattamente come previsto dalle nuove norme, si liberano meni posti di lavoro, con un conseguente aumento della disoccupazione giovanile e comparti lavorativi in cui restano impiegate persone sempre più anziane. Questi ultimi dati dimostrano anche la necessità di approvare sistemi che possano effettivamente dare vita a turn over e ricambi generazionali a lavoro, sostenuti dall’approvazione di quei sistemi di uscita prima che permetterebbero ai lavoratori più anziani di andare in pensione prima, seppur a fronte di qualche penalizzazione, lasciando nuovi posti di lavoro ai più giovani.

Questo meccanismo, che potrebbe essere il piano di quota 100, o la mini pensione, o uno dei nuovi metodi in prova, contribuirebbe al rilancio di produttività e competitività e, conseguentemente, dell’economia in generale. Probabilmente, sarebbe stato meglio se il miliardo di euro investito nella cultura fosse stato invece investito per un rilancio delle politiche attive per l’occupazione e per almeno un metodo sperimentale per permettere l’uscita far prima dal lavoro, in modo da capire i risultati che si sarebbero potuti ottenere cosicchè da estenderlo. E’ chiaro, dunque, come ancora una volta la decisione non dipenda dalla mancanza di risorse economiche ma dalla volontà politica che, nonostante le buone intenzioni, dimostra ancora di non esserci.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il